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Prossima fermata: l'Uomo 2.0.

La bioingegneria e la robotica stanno creando una nuova specie di persona. Al contempo biologica e artificiale. Un bene o un male? Dipende da noi.

L'Espresso - 16/04/2009

Giuseppe Granieri

 

Si intitola “Umanità accresciuta. Come la tecnologia ci sta cambiando” il nuovo libro di Giuseppe Granieri, in uscita per Laterza il 17 aprile e incentrato sui mutamenti culturali, antropologici e cognitivi determinati dalle nuove tecnologie. Ne anticipiamo qui di seguito alcuni brani.

'In un bel romanzo di Greg Iles, “Il progetto Trinity”, si racconta la storia di un ' équipe di ricerca che lavora alla costruzione di un computer quantistico in grado di assimilare dati e processi cognitivi dal cervello umano e di connettersi a tutti i network con la velocità di calcolo di un superprocessore. Non a caso il titolo richiama la trinità e il protagonista è un docente di etica della medicina: tutto lo scenario del racconto è costruito sulla paura e sull' attrazione del superamento della tecnologia sull' uomo.

Le cronache di questi giorni non sembrano molto lontane da certo immaginario. Prendete la notizia di un chip di silicio che può ricoprire superfici curve e che “si potrebbe usare anche per creare membrane elettroniche per ridare la vista a chi ha subito il distacco della retina”: quanto disterebbe dal concetto di cyborg un uomo con una retina elettronica? Se la definizione di cyborg è quella di organismo con organi artificiali e organi biologici, questo uomo con un impianto elettronico vi rientrerebbe perfettamente. E come dovremmo definire il robot con un cervello costruito con le cellule nervose di topo coltivate in laboratorio? Non è fiction, è la realtà: Gordon, costruito dagli scienziati dell' Università di Reading in Gran Bretagna, “si muove in maniera autonoma e, come molti suoi simili, riconosce e schiva gli ostacoli. E' il primo robot al mondo ad avere un cervello biologico”.

E quanto distano da certa fantasia gli esperimenti del professor Warwick, che già anni fa si è fatto impiantare un chip che interagiva con il suo sistema nervoso e gli consentiva di muovere una mano, via Internet, da New York a Londra? O i “preliminari cyber” che gli permettevano di interagire a distanza, grazie a degli elettrodi, con la moglie?

Alcuni anni fa un gruppo di studenti, approfittando del lancio di Real Audio (un software che permette di diffondere voce e suono attraverso Internet) creò un sito burla per lanciare Real Smell, un software in grado di diffondere gli odori attraverso la Rete. Fecero un numero sproporzionato di contatti. Oggi leggiamo sui giornali di una lingua elettronica in grado di distinguere l' annata del vino e la qualità dell' uva. E si stanno elaborando nasi elettronici per scovare le molecole dell' aria e individuare così eventuali esplosivi.

La tecnologia sta ridisegnando l' universo sensoriale. Esperimenti come quelli di Warwick aprono nuove frontiere per la cura di chi ha subito lesioni al midollo spinale o per i malati di Parkinson. E se parliamo di interfacciare uomo ed elettronica, già oggi abbiamo in commercio dei microchip da iniettare sottopelle per farci rintracciare dai satelliti in caso di rapimento. Presto avremo con tutta probabilità un' altra concezione dell' interfaccia con i computer e i network: una società di neuroingegneria , Emotiv 15, ha annunciato che metterà presto in commerci un caschetto in grado di leggere la nostra attività cerebrale e di tradurla in impulsi e ordini per i videogiochi. Il sistema funziona utilizzando come base una tecnologia già disponibile in tutti gli ospedali: l' elettroencefalografia non invasiva. Attraverso dei sensori e un collegamento wi-fi, il caschetto legge l' attività del nostro cervello e trasmette informazioni. E' necessario un po' di allenamento, ma con lo strumento è incluso un gioco che permette a tutti di imparare a governare le istruzioni cerebrali. Cliff Edwards, che lo ha provato per “Business Week”, racconta che funziona perfettamente: “Dovevo immaginare un cubo e quindi desiderare di farlo scomparire. Dopo un po' di pratica ero in grado di generare l' esistenza o la sparizione di un cubo sullo schermo ogni volta che volevo”. E il dispositivo è anche in grado di leggere le nostre espressioni facciali e trasferirle al nostro avatar sullo schermo. Questo caschetto, promesso in vendita a 299 dollari, è solo uno dei tanti strumenti su cui si fa ricerca per collegare il cervello all' elettronica, per farci pensare una cosa e far corrispondere al nostro pensiero un' azione digitale. Insomma, per farci superare il confine tutto biologico tra ciò che riconosciamo come reale e ciò che consideriamo virtuale.

Il Bci (Brain computer interfacing) non è nato oggi, ma è l' accelerazione di un percorso nato silenziosamente tanto tempo fa, a partire dagli anno Settanta. Le applicazioni vanno dai videogiochi alla riabilitazione di persone che per malattie come la Sla, ictus o incidente, hanno perso in maniera parziale o totale la capacità di controllare i muscoli. I Bci, anche applicati ai videogame, consentono per esempio a un bambino disabile di giocare con il fratello normodotato. Ma ci sono anche le lenti bioniche, che si stanno sperimentando (per ora) sui conigli: “Speciali lenti a contatto flessibili, dotate di circuiti elettronici e di un display Led, che consentiranno allo spettatore di zoomare su determinati scenari e istantaneamente ottenere tutte le informazioni necessarie sulla persona o l' oggetto presente nel campo visivo. Attraverso lo schermo virtuale, inoltre, si potrà persino navigare in Rete”. E l' elenco dei possibili utilizzi continua: “Gli impieghi potrebbero essere innumerevoli: dagli automobilisti, che non dovranno più fissare la strada ma avranno tutti i dettagli memorizzati sul display della lente, ai piloti d' aereo, che non saranno più costretti a guardare gli strumenti”.

Per molte di queste applicazioni, che vanno sotto nomi quasi esoterici (wearable computing, intelligent environment, wearware, embedded Internet) e che alludono a tecnologia diffusa nell' ambiente o da indossare, il “rallentamento” principale sono le batterie: non la tecnologia, già quasi disponibile. La contaminazione tra corpo e tecnologia non è più una questione di futuro.

Ecco perchè il tema sta aprendo un dibattito filosofico molto ampio. Sul tavolo vengono messe questioni importanti e argomenti molto vari. Secondo Ray Kurzweil, “nei prossimi 25 anni l' intelligenza non-biologica eguaglierà la ricchezza e la raffinatezza dell' intelligenza umana per poi superarla abbondantemente grazie a due fattori: la continua accelerazione del progresso dell' informatica e la capacità (delle intelligenze non-biologiche) di condividere rapidamente il proprio sapere. Integreremo nanorobot intelligenti nel nostro corpo, nei nostri cervelli e nell' ambiente, risolvendo così problemi come l' inquinamento e la povertà, aumentando la nostra longevità, permettendo realtà virtuali che comprendano tutti i sensi (come in “Matrix”) e la trasmissione di esperienze (come in “Essere John Malkovich”), nonché un notevole incremento dell' intelligenza umana. Il risultato sarà la fusione della specie creatrice di tecnologie con il processo evolutivo-tecnologico a cui essa ha dato vita. L' intelligenza non-biologica avrà accesso al proprio design e potrà migliorarsi in un ciclo sempre più veloce di riprogettazione. Quando il progresso tecnologico sarà così rapido da essere incomprensibile per l' intelletto umano non incrementato, quel momento contrassegnerà la singolarità”.

La comprensione culturale di un mondo che cambia così in fretta richiede una ridefinizione dei parametri che utilizziamo per orientarci. Tuttavia è fortemente probabile che la scuola avrà il compito di occuparsi dell' educazione tradizionale, dai classici alla matematica. Quindi il senso dello spirito del tempo, la comprensione culturale, l' educazione ai media saranno un problema delle famiglie. E starà a noi riportare sull' uomo la centralità dell' azione, che le tecnologie abilitano e che oggi ha nuove potenzialità.

Il governo stesso della nostra vita emozionale, dei nostri affetti, dei nostri interessi e la tutela dei nostri diritti, la difesa dei nostri valori: sono tutti aspetti che possiamo, oggi, gestire in maniera accresciuta. Ma se sapremo guadagnarci, o se guadagneremo, solo ansie, dipenderà solo da noi, dalla decisione di cominciare a governare culturalmente il cambiamento o di subirlo lasciando ad altri ( i nostri figli) il compito di affrontarlo e di gestirlo. Loro, non potranno farne a meno.'

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Il libro di Granieri i cui stralci anticipiamo in queste pagine arrichisce un dibattito ancora poco arato in Italia ma molto popolare in altri paesi: quello sul transumanesimo. Di che cosa si tratta ? Di un movimento (detto appunto transumanista) secondo il quale le scoperte della tecnologia (soprattutto dell' ingegneria genetica, dell' intelligenza artificiale e della biorobotica) possono portare a un nuovo tipo di umanità in cui appunto biologia e tecnologia s' intrecciano. Il movimento ha dei riferimenti culturali che vanno da Aldous Huxley (inventore della parola “transumanesimo”) allo scrittore francese Michel Houellebecq, che teorizza la generazione di una nuova umanità emancipata dalla sofferenza nel suo libro più noto, “Le particelle elementari”. In generale, il transumanesimo ritiene che l' incrocio tra ingegneria genetica, intelligenza artificiale e biorobotica possa portare al superamento della malattia , del dolore e in certa misura dell' invecchiamento. I più utopisti ritengono che l' anima non sia altro che un elaborato software trasportabile un giorno su un supporto digitale: e quindi reincarnabile.

Da: L'Espresso - 16/04/2009

 

 

 

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