Rassegna stampa: elenco

 

Ecco il ritorno dei futuristi

A Ferrara la manifestazione del Centenario

la Voce di Mantova - 23 febbraio 2009

Anonimo

 

Tra i vari eventi organizzati venerdì 20 febbraio in occasione del centenario del Futurismo, ha assunto particolare significato la conferenza multimediale patrocinata dal Comune di Ferrara, in virtù della partecipazione di futuristi “veri” come l’artista visivo Graziano Cecchini e il filosofo mantovano Riccardo Campa, leader del movimento transumanista.
In altri Comuni sono stati invitati accademici e politici presenzialisti, per lo più disinformati, che fino al giorno prima non dedicavano un minuto di tempo al futurismo e certamente non l’avevano nel cuore. Hanno celebrato il funerale di questa avanguardia, più che il compleanno. Ferrara ha perciò deciso di andare controcorrente, anche per ricordare con un pizzico di orgoglio che la prima pubblicazione del Manifesto fondativo avvenne su “La Gazzetta dell’Emilia” il 5 febbraio 1909. Grazie all’impegno del poeta futurista Roberto Guerra, sono stati invitati intellettuali e artisti che al futurismo ancora si richiamano.
A salire per primo sul palco è stato Graziano Cecchini, avvolto in una sciarpa rossa, come a voler ricordare la sua impresa artistico-mediatica più nota: la colorazione di rosso della Fontana di Trevi. Notizia che ha fatto rapidamente il giro del mondo, ripresa anche da colossi dell’informazione come Cnn e Bbc. L’artista ha rivendicato con decisione la vitalità del futurismo. «Il futurismo è anche una filosofia - ha detto Cecchini - o addirittura un’idea politica. Se è superato solo perché ha compiuto cento anni, allora cosa dobbiamo dire del cristianesimo che ne ha almeno duemila?».
Sulla stessa linea gli interventi di Riccardo Campa e Stefano Vaj, rispettivamente presidente e segretario del movimento transumanista. I transumanisti sono arrivati in “divisa”: un elegante completo nero impreziosito da una vistosa cravatta gialla, forse per richiamare le famose giacche gialle futuriste.
«La nostra società - ha ammonito Vaj - ha bisogno di più tecnologia, non certo di decrescita come dicono gli ecologisti. Dal 1859 al 1959 abbiamo assistito a trasformazioni radicali della società. Da allora si segna il passo». Riccardo Campa ha rincarato la dose ricordando che, rispetto ai programmi futuristi di cento anni fa, l’Italia è arretrata in tutti i sensi. «Marinetti era un libertario - ha precisato Campa - e chiedeva l’abolizione della polizia politica, il libero amore, la svalutazione della famiglia tradizionale, la rivoluzione permanente e la laicità dello Stato. Se all’epoca glorificava l’automobile e l’aeroplano, oggi sarebbe in piazza a lottare contro la bioetica reazionaria. Ci dicono - ha concluso il filosofo - che le biotecnologie, la clonazione, l’eutanasia, l’eugenetica, la fecondazione in vitro e gli Ogm sono un pericolo. Noi siamo invece convinti che il biotech sia un’opportunità che rischiamo di perdere per mancanza di coraggio. E proprio qui sta l’attualità del futurismo, perché Marinetti ci ha insegnato il coraggio e l’amor del pericolo».

Da: la Voce di Mantova - 23 febbraio 2009

 

 

 

Rassegna stampa: elenco

Privacy Policy Cookie Policy