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Etica della scienza pura è l’ultimo libro del filosofo mantovano Riccardo Campa

La Voce di Mantova - 10 ottobre 2007, p. 19

Paolo Bertelli

 

Etica della scienza pura (Sestante Edizioni, 2007) si preannuncia, sin dal titolo, come un libro ambizioso. La sua mole, circa seicento pagine, non fa che rafforzare questa prima impressione. Il testo riesce comunque a non tradire le aspettative. Ripercorre tutta la storia del pensiero scientifico e filosofico occidentale, nel tentativo di scoprire i presupposti etici della conoscenza oggettiva. E centra senz’altro l’obiettivo.

A porre la firma su quest’opera è Riccardo Campa, intellettuale ben noto al pubblico mantovano, anche perché può dire - con Virgilio - "Mantua me genuit". Ha lasciato la sua città una decina di anni orsono, per occupare la cattedra di sociologia della scienza all’Università di Cracovia. Ma ha ottenuto notorietà anche al di fuori della sua città natale per avere fondato il movimento transumanista, balzato subito all’onore delle cronache per le spregiudicate posizioni in materia di biotecnologie. Non c’è giornale nazionale che non abbia dedicato qualche articolo alle sue idee.

Questo libro, più che sulla bioetica e le nuove tecnologie, si concentra sulla scienza pura, ossia sul valore della conoscenza aldilà delle possibili applicazioni. È tuttavia evidente che esso non può non avere un impatto sul dibattito bioetico. In fondo, quello che l’autore ci sta dicendo è che la verità scientifica è un valore in sé. E questo non dovrebbe essere mai dimenticato, quando si prende in considerazione la possibilità di porre un limite alla ricerca scientifica, o addirittura di metterla al bando.
Ecco allora cos’è in breve Etica della scienza pura: un’appassionata difesa della libertà di ricerca scientifica, fondata sulla riscoperta dei caratteri più tipici della tradizione occidentale. In altre parole, l’esatto contrario di ciò che si indica in genere con l’espressione "etica della scienza". Ma Campa è piuttosto convincente quando scrive: «chi parte dal presupposto che la scienza è contro il bene dell’uomo e che l’etica deve perciò essere contro la scienza, dovrebbe a nostro avviso denominare diversamente la propria prospettiva disciplinare. Suggeriamo tre denominazioni: etica dell’antiscienza; antietica della scienza; etica dell’ignoranza scientifica». Come a dire: il dibattito è viziato da un clamoroso equivoco.
L’ethos della scienza è costituito da norme già codificate dal sociologo Robert K. Merton negli anni Trenta. Campa ricostruisce la storia di queste norme e, nel contempo, rielabora il codice alla luce delle sue scoperte storiografiche, aggiungendo norme e princìpi prima ignorati.
È piuttosto evidente che le argomentazioni razionali e le ricostruzioni storiche del filosofo mantovano non nascono per rimanere confinate nel dibattito accademico. Per quanto l’argomento sia difficile, l’autore si industria per scrivere in modo chiaro e comprensibile. La lunghezza del testo è dovuta anche al fatto che Campa cerca di non dare nulla per scontato. Entra nei dettagli, definisce, spiega, fornisce indicazioni bibliografiche. L’autore ritiene che questa conoscenza possa avere un impatto positivo sulla società e sulla vita delle persone.

Campa si confronta con un numero sconfinato di opere ed autori, rischiando di scoprire il fianco alle critiche degli specialisti di ogni singolo autore. Ma un argomento del genere non poteva essere affrontato in modo diverso. Per dare un’idea plausibile dello sviluppo dell’etica della scienza, questo rischio doveva essere corso. Tra gli autori trattati, spiccano le 34 pagine dedicate a Nietzsche, addirittura più delle 26 consacrate a Robert K. Merton, che pure ha ispirato l’opera. La spregiudicata interpretazione, in senso scientista, della filosofia nietzscheana farà probabilmente storcere il naso agli epigoni del pensiero debole, ma appare molto ben documentata. In fondo, è Nietzsche che ne La gaia scienza scrive: «Viva la fisica! E ancora di più quello che ci spinge verso di lei, - la nostra rettitudine!», perché noi dobbiamo conoscere la fisica se «vogliamo divenire ciò che siamo; - nuovi, unici, incomparabili, legislatori di noi stessi, creatori di noi stessi!». Questa, ridotta all’osso, è anche la filosofia di Riccardo Campa e del movimento che guida: i transumanisti.

Da: La Voce di Mantova - 10 ottobre 2007, p. 19

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