ETICA
DELLA SCIENZA PURA
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Sestante
Edizioni
Città: Bergamo
ISBN: 978-8895184-25-8
Etica della scienza pura
è un poderoso volume di circa 600 pagine che ripercorre la storia del
pensiero occidentale alla ricerca dei presupposti etici dell’impresa
scientifica. Lo studio parte dal pensiero antico, precisamente dai
racconti biblici e dalla filosofia greca, per arrivare alle ultime
frontiere della biotecnologia e del transumanesimo. Durante il percorso,
vengono analizzate le idee di molti scienziati e filosofi, tra i quali
Socrate, Platone, Aristotele, Agostino, R. Bacone, Leonardo, Copernico,
Bruno, Galileo, Campanella, Cartesio, F. Bacone, Diderot, Voltaire, La
Mettrie, Condorcet, Saint-Simon, Comte, J. S. Mill, Spencer, Cattaneo,
Hegel, Marx, Nietzsche, Enriques, Bachelard, Popper, Durkheim, Weber,
Merton, Barnes, Dolby, Feyerabend, Prelli, Mitroff, Lyotard, Monod,
Sztompka e Bunge.
Raccogliendo e
interpretando una notevole mole di informazioni e documenti storici, l’autore
confuta due pregiudizi ben consolidati nella mentalità contemporanea. Il
primo è che la scienza non ha, né può avere, presupposti ideologici. Il
secondo è che, se tali presupposti esistono, essi fanno certamente male
alla scienza, minandone lo status epistemologico. In realtà, la ricerca
scientifica è de facto permeata da valori morali, senza i quali
non sarebbe affatto possibile. Per fare solo l’esempio più banale, chi
impegna la propria esistenza in questa difficile attività deve
innanzitutto riconoscere che la verità scientifica è un bene in sé.
Altrimenti, perché sopporterebbe tutti i sacrifici che essa richiede?
Questo – nel vocabolario dell’autore – è il principio di eusofia, o
di bontà del sapere. Molte altre norme concorrono a formare l’ethos
della scienza, e tra esse il disinteresse, l’abnegazione, l’universalismo,
il comunismo epistemico, lo scetticismo organizzato, l’edonismo
cognitivo, la dotta ignoranza, l’originalità, la chiarezza. Ponendosi
in una prospettiva interdisciplinare che spazia tra sociologia,
storiografia e filosofia della scienza, l’autore mostra che alcune di
queste norme sono fondamentali (obblighi o divieti), mentre altre sono
accessorie (preferenze o permessi).
Va comunque
evidenziato che le ricostruzioni storiche e le argomentazioni teoriche
dell’autore non nascono per soddisfare una semplice curiosità. La
scelta di utilizzare un linguaggio per quanto possibile chiaro e sobrio
testimonia di per sé un impegno civile, un tentativo sincero di
comunicare un messaggio importante alle menti e ai cuori dei lettori. Il
messaggio è, in effetti, piuttosto incisivo: i valori della scienza pura,
ovvero i valori della conoscenza scientifica al di là delle possibili
applicazioni, una volta riconosciuti o riscoperti, possono e debbono
essere messi sul piatto della bilancia anche nelle interminabili
discussioni di bioetica che oggi impegnano gran parte del mondo
intellettuale e politico. Perché questa o quella ricerca scientifica? Per
sapere. Questa potrebbe già essere una prima legittima risposta,
eticamente fondata. Una risposta che ha radici solide nella storia
occidentale, non meno di quelle che si pongono alla base del rifiuto di
questa prospettiva.
Le indagini dell’autore
provano che un ruolo fondamentale nel consolidarsi dei sopra menzionati
pregiudizi è giocato dall’ostilità che gli uomini di scienza hanno
dovuto costantemente fronteggiare per affermare il proprio ruolo sociale.
Insistere sulla propria neutralità ideologica, e dunque etica, è stata
spesso una strategia adottata dai ricercatori per mettersi al riparo dalle
critiche e dalle persecuzioni dei partiti antiscienza, di qualunque
orientamento politico o religioso. D’altro canto, presentare la scienza
come carente sul piano dei valori etici è anche la strategia dei soggetti
ostili. Per questi, la scienza è muta sul senso dell’esistenza, sul
destino dell’uomo, sulle grandi scelte esistenziali. Al meglio, è un
mero strumento per risolvere problemi pratici. Perciò – concludono i
critici – lasciata a se stessa, essa non può che cadere vittima di
interessi politici, economici e militari.
L’autore non
nega che la scienza sia anche e sempre più il motore della tecnica e dell’industria
e che, perciò, non può pretendere di essere del tutto disinteressata e
fine a se stessa. Altrettanto, l’autore non nega (e anzi documenta in
modo particolareggiato) i vizi morali che talvolta caratterizzano l’impresa
scientifica, come plagi e frodi. Nega però che così sia sempre stato o
debba necessariamente essere. La scienza è stata storicamente e può
ancora essere proprio quel senso dell’esistenza, quel destino dell’uomo,
quella grande scelta esistenziale, sulla quale qualcuno la pretende muta.
Di più. Essa può addirittura elevarsi a modello etico capace di
orientare i comportamenti umani in altri ambiti della vita.
Le stringenti
argomentazioni e le puntigliose ricostruzioni storiche che costituiscono l’ossatura
di quest’opera promettono di sollevare un vivo dibattito nel mondo
intellettuale. Etica della scienza pura è un testo forte, una vera
e propria ideologia della scienza in positivo, un possibile punto di
riferimento per tutti quegli scienziati, quegli intellettuali e quei
cittadini che continuano a vedere nella scienza non solo lo strumento che
li protegge dalle forze ostili della natura, dalla scarsità, dalle
malattie, dall’invecchiamento, dalla morte, ma anche e soprattutto la
più edificante e plausibile forma di conoscenza prodotta dall’uomo.