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1.   Il progetto Alpha Centauri - 02/06/2010

Tre capitoli tratti dal romanzo IL PROGETTO ALFA CENTAURI – THINKING WORLDS di Marco Santini

 

UN LOCALE ALLA MODA

P.Picasso disse: "Tutto ciò che ho fatto è solo il primo passo di un lungo cammino… "


In questo capitolo Vittoria – un essere digitale che vive in Rete – entra nel corpo di una ginoide per visitare Sydney. Vuole divertirsi. Invece si trova coinvolta una sconvolgente esperienza artistica…

La Cattedrale, il cuore della vita notturna della città. Al suo interno, discoteche e luoghi dedicati alla realtà virtuale. Vittoria passa accanto a una ragazza dalle forme aggraziate intenta a distribuire pubblicità.
Si immerge nella navata principale, un ambiente spoglio e severo, reso ancora più suggestivo dalle nervature allungate che amplificano lo spazio e dal caleidoscopio di luci che filtra dalle vetrate colorate.
“È il suo turno.”
Dietro il banco, una ragazza di carnagione olivastra, impeccabile nel completo blu, le sottopone una lista. “Può scegliere tra questi divertimenti, oppure…” Si sporge in avanti, allungando il braccio verso una porticina. “Entrando in quel labirinto, potrà assistere agli spettacoli lungo il percorso. Le sorprese non mancano.”
“Il labirinto!” esclama Vittoria.
Dopo la registrazione, passa accanto a due ragazze che ridono, una con una guaina verde elettrico e l’altra con un vestito limone, e si incammina lungo un corridoio che in alcuni punti si allarga, ma che in altri si restringe fino a lasciare spazio per una sola persona. Ogni tanto sbircia nei corridoi contigui dalle feritoie aperte nelle pareti.
“Che noia!” sbuffa dopo un po’.
Medita di andarsene, quando la chiama una voce: “Ehi, tu!”
Vittoria si gira. Nessuno.
“Sono qui!” insiste la voce.
Spunta un braccio da una feritoia. Lei si avvicina e guarda dentro. Da un corridoio vicino, la saluta una ragazza. “Svelta! Lo spettacolo sta per iniziare. Va dritto fino in fondo, poi volta a sinistra.”
Vittoria sbuca in un ambiente dalle pareti azzurre. L’altra le corre incontro. “Mi chiamo Nicole.”
Una biondina di poco più di vent’anni, con un bikini di lattice trasparente. Racconta di essere studentessa universitaria e di frequentare occasionalmente il locale.
Vittoria si guarda attorno. “Uno spettacolo qui… Ma la stanza è vuota!”
“Abbi pazienza.”
“Di cosa si tratta?”
L’altra si stringe nelle spalle.
Il chip neurale si impossessa delle loro menti.
Si ritrovano nel mezzo di un laboratorio in cui si alternano disordinatamente barattoli di vernice, pennelli e tavolozze, brocche e ceramiche. Su un lato, fili di ferro, lattine e cartoni. Le pareti sono tappezzate di quadri.
“Ehi, voi due!” Da un angolo si avvicina un uomo tarchiato dagli occhi prominenti, con una giacca macchiata di vernice, il basco inclinato. Nelle mani, un pezzo di cartone.
“Lei è un pittore?” chiede Vittoria.
Lui sorride compiaciuto. “Sono anche un poeta.”(1)

Un tempo le opere d'arte veicolavano i loro messaggi attraverso un senso alla volta, raramente di più. Così un dipinto colpiva la vista, una statua poteva essere ammirata e toccata, una poesia attirava non solo per il contenuto, ma anche per la sua sonorità. Un profumo estasiava per la fragranza e i capolavori della cucina per il sapore e la raffinata presentazione. Ma l'autore, con gli esigui mezzi a disposizione, doveva limitarsi alle forme espressive più semplici.
Un’incomunicabilità che durò per millenni, fino al XXI secolo, quando con la realtà virtuale, le opere incominciarono a interessare tutti i sensi contemporaneamente. Era solo l'inizio.
Meno di un secolo dopo, l’installazione di un chip neurale nel cervello permise di accedere direttamente alla mente, escludendo del tutto la comunicazione sensoriale. A un tratto, l’incapacità a condividere il proprio mondo era diventata un ricordo del passato.
L’arte fu sconvolta dalle fondamenta, morì e risorse. Oggi l'opera artistica è costituita da programmi che suscitano sensazioni ed emozioni. È interattiva, tanto che si realizza solo nel contatto con l’utilizzatore. Emblematici di questo cambiamento sono i modi di dire: in passato i capolavori si ammiravano, si ascoltavano, in qualche caso si toccavano, oggi si vivono, semplicemente. Di solito l'artista inserisce nel suo lavoro una sorta di genio, la maggior parte delle volte con il proprio aspetto, che accompagna l’utilizzatore nella fruizione dell’opera.


“Come si chiama, signore?” chiede Nicole.
“Mi scusi se non gliel’ho detto prima”, risponde l’altro porgendo un biglietto da visita.
“Pablo Diego José Santiago de Paula Juan… Trinidad Ruiz Picasso.” La ragazza alza gli occhi. “Che nome lungo!”
Spunta dalla penombra una donna con un vestito nero bordato di pizzo. Si avvicina con passo leggero. I capelli castani tirati dietro la nuca in uno chignon, le conferiscono un aspetto severo e il pallore fa risaltare gli occhi marroni.
“Salve. Mi chiamo Olga.”
Si precipita tra le braccia della donna un bimbo di cinque o sei anni, dall'aspetto fragile, con un costume da arlecchino giallo e turchese. Lei lo accoglie con una carezza sui capelli. “Nostro figlio Paulo.”
Il piccolo sbircia gli ospiti, rivelando lo stesso colore degli occhi della madre. Poi si rituffa tra le falde della gonna.
Vittoria sorride. “Sembrate due gocce d'acqua.”
La padrona di casa si gira verso l’ingresso, dove è comparsa una giovane dai lunghi capelli dorati. “Scusatemi.”
E senza aggiungere altro, si allontana, tirando con sé il bambino.
Le due si incrociano a metà strada, ma non si degnano di uno sguardo. La giovane indossa una camicia di organza che fa risaltare le forme morbide e tiene per mano una bambina gioiosa con due trecce annodate da fiocchi.
Si presenta con un sorriso trionfante: “Sono Marie-Thérèse. Maya, saluta gli ospiti!”
La piccola continua a giocare con la bambola di pezza, come se nulla fosse.
Alcuni minuti dopo entra una terza donna, la blusa nera ricamata e una sottana a quadri. I lineamenti regolari e le dita ben curate ornate di unghie carminio, si accompagnano a uno sguardo fiero. “Piacere, Dora.”
Le padrone di casa evitano di parlarsi, si lanciano occhiate avvelenate.
Il pittore si allontana di un passo, guarda divertito la scena: corpi pronti a scattare, come prima di uno scontro…
“Noi dobbiamo andare!” urla Vittoria.
Uno scambio veloce di occhiate.
“Siete venute qui per vedere le mie opere, no?” scandisce il pittore. E senza attendere risposta, si dirige verso un quadro in cui si alternano il nero, l’ocra e il bianco(2). Nicole lo segue. “Posso toccarlo?”
“È fatto per questo.”
La ragazza corre col dito sulle linee nere che delimitano il colore, poi passa a una zona ocra. Ha l’impressione di sfiorare un corpo caldo e umido. Si scosta quel tanto che basta per vedere l’insieme. Ora i colori si rimescolano dando forma a due amanti stretti in un abbraccio appassionato.
“Che ne pensa?” chiede il pittore.
“Notevole.”
Nicole riprende l'esplorazione. Dettagli realistici. Movimenti sinuosi. Ha l’impressione di sprofondare in un mondo animalesco.
“Tutto ciò che ho fatto è solo il primo passo di un lungo cammino”(3), spiega l'artista.
Una testa maschile, dal naso prominente e con la bocca ridotta a una fessura verticale, affiora dal quadro.
“Che strane forme…” mormora Nicole.
Allunga la mano verso il naso. Lo stringe forte. Ma un attimo dopo lo molla, disgustata: “È quello che penso?”
Il pittore annuisce.
Tutta la tela è attraversata da un fremito. I due personaggi, che fino a un attimo prima appartenevano a un mondo piatto, prendono forma. Spuntano le rotondità e gli spigoli dei corpi. La figura maschile si protende verso l’esterno col busto, allunga un braccio, poi una gamba. Tocca il suolo.
Nicole se la trova addosso. Urla.
“L'arte non è mai casta”(4), commenta l’artista.
Vittoria, che chiacchierava con le padrone di casa, si gira. L’amica è sovrastata dalla mole dell’uomo. Si dimena, cerca di allontanarlo lanciandogli una grandinata di colpi sul petto, ma è stretta in una morsa d’acciaio.
Intanto anche gli altri personaggi si distaccano dai quadri e iniziano a vagare per la stanza…
Vittoria pianta in asso le due donne. Corre verso Nicole. Lungo il percorso schiva creature dai corpi assurdi, e una capra di fili di ferro e cartone che bela ostinata.
Raggiunge l’assalitore, gli molla una raffica di calci sugli stinchi. Prende la mira e gli schiaccia un piede con i tacchi, spingendo con forza.
Mentre l’uomo strepita, afferra Nicole per un braccio. Tira. Uno, due, tre volte. Libera!
Le ragazze si precipitano verso l’uscita. Volano lungo il corridoio.
Si appoggiano ad una parete.
“Siamo ancora nella realtà virtuale?” chiede Vittoria, piegata dallo sforzo.
Nicole si gira verso la porta. “Direi di no: non ci ha inseguito nessuno.”
“Non me la sento di continuare nel labirinto. Perché non visitiamo la discoteca? Lì saremo tranquille.”
Si materializza l’ologramma di uno steward dall’abbronzatura perfetta. “Prego, seguitemi.”
Dopo pochi metri, Vittoria porta la mano alla fronte: sudore freddo.
“Stai bene?” chiede Nicole.
“Ho avuto un momento di panico, come se ci stesse aspettando qualcosa di terribile.”
“Coraggio, il peggio è passato. E ora, sono sicura, ti attende un ragazzo bellissimo!”
Si fanno una risatina.


AFFINITA’ ELETTIVE

Sarà in grado l’Intelligenza Artificiale di riprodurre l’attrazione umana?


Eva e Vittoria, entrate in Rete dopo la digitalizzazione del cervello, ricordano il momento della loro morte.


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Nel mondo digitale esistono nascondigli collegati alla Rete soltanto per il breve tempo necessario ai trasferimenti. Li abitano coloro che rifiutano le regole della società o sono braccati dalla Sicurezza. In uno di questi, vivono gli Eletti.
Vittoria è seduta accanto ad Eva, su un masso. Fissano le acque del lago sotterraneo dieci metri più sotto. Una distesa simile a petrolio, che si perde nel buio degli anfratti. La debole luce del rifugio trasforma le rocce in fantasmi che paiono emergere dalle tenebre.
Lancia un sasso nel lago. Un tonfo sordo. Cerchi concentrici, che si accendono di riflessi azzurri. Si gira verso Eva. L’ha salvata, le ha aperto la propria casa senza chiedere nulla. Le ha presentato i suoi amici, si preoccupa sempre che Vittoria sia a proprio agio. Non ha più chiesto di James. E ora la tratta come se fosse la sua migliore amica…
Perché? E che cos’è questo mondo, un sogno?
Silenzio, rotto soltanto dallo stillicidio.
“Che te ne pare?” chiede Eva.
“Suggestivo.”
“Anche molto sicuro. L’ho creato io.”
È qui che Vittoria ritrova Eva, all’inizio solo sporadicamente, ora quasi ogni giorno, per discutere di frivolezze, ma non solo. Tra loro ci sono complicità e naturalezza; un fatto insolito se si considera da quanto poco si conoscono. E come si sono incontrate.
Vittoria inizia: “Non ti ho mai parlato della mia morte.”
L’altra annuisce, fissando la distesa scura.
“È successo al mare, quando avevo quindici anni. James era con me, ci ritrovavamo tutte le estati.”
Atmosfera surreale, tanta pace. Un invito a continuare. “La spiaggia era deserta e la brezza del tardo pomeriggio portava un po’ di ristoro dopo una giornata torrida. Il mare ribolliva di schiuma dopo tre giorni di tempesta e noi passeggiavamo sulla battigia raccogliendo di tanto in tanto conchiglie per la mia collezione. L'acqua era ancora calda. Il momento giusto per un bagno. Ci siamo svestiti e lanciati sotto i frangenti.”
La voce diventa concitata: “Quando stavo per riprendere fiato, è arrivato un cavallone, che mi ha risucchiata. L’acqua era piena di sabbia. Ho tentato di risalire, senza riuscirci. Correnti troppo forti. Ma non mi sentivo spaventata: avevo già affrontato situazioni difficili. Dovevo mantenere la calma e trattenere il fiato, lasciandomi trasportare in una zona tranquilla.”
Eva si gira. Alza la voce: “Ti dà fastidio parlarne. Lascia perdere!”
Ma Vittoria non può che seguire il filo dei suoi ricordi, sempre più vivi: “Stavo per riemergere, quando un altro cavallone mi ha spinto giù. Ho aperto la bocca. L’acqua è entrata nei polmoni! Ho lanciato un segnale dal localizzatore prima di sprofondare nel buio...” Chiude gli occhi. “Il resto mi è stato raccontato. I soccorsi sono arrivati dieci minuti dopo. Mi hanno trovato sul fondo; sono stata portata a riva. Tutto inutile.”
“James ha assistito alla scena, immagino.”
“È corso a soccorrermi, ma al suo arrivo, ero già scomparsa sott’acqua. Ha seguito il tentativo di riportarmi in vita. Quando mi hanno caricato sull’ovoide, è salito a bordo e per tutto il volo ha ripetuto che non mi avrebbe mai abbandonata. Ha continuato a starmi vicino anche quando sono arrivati i miei genitori ed era presente al funerale.”
“Un’esperienza terribile.”
“Dopo la digitalizzazione, sono iniziati gli incontri di realtà virtuale con parenti e psicologi. Alla prima visita dei miei genitori, piangevamo tutti. Ho visto James la volta successiva. Siamo rimasti abbracciati per tutto l’incontro, senza dire nulla. La ripresa è stata lenta, ma ora sto bene.”
Si volta verso Eva. “Ora tocca a te.”
“È successo durante il momento peggiore della mia vita. Tornavo da un incontro con il presidente della Commissione di Certificazione. Ero indagata per corruzione. Le prove contro di me sembravano schiaccianti. Lui temeva che la mia presenza screditasse la commissione. Ha chiesto le mie dimissioni. Gli ho spiegato che ero innocente, ma ho accettato la sua richiesta.”
Corruga la fronte. “Le prove erano false, ma nessuno mi credeva. Un giorno ho preso l’auto. Sono salita sulla scogliera di Long Cape. Cielo limpido. Il mare pigro, venti metri sotto. Sentivo che era il momento giusto. Ho chiuso gli occhi. La melodia della risacca mi entrava dentro. Ho fatto tre soli passi. Il vento mi ha stretto nel suo abbraccio di velluto… Non ho sentito nulla. Ma mi hanno visto. Coma profondo, per una settimana. In Rete, ho incontrato uno psicologo, solo una volta. Ero troppo disgustata dal mondo.”
“Perché hanno falsificato le prove?”
“Sostenevo prodotti innovativi che potevano danneggiare l'industria.”
“Qui hai trovato amici.”
“Certo, e ora sono serena.”
Si alzano e prendendosi per mano, si incamminano verso la luce.



IL FUTURO DI MARTE

Si parla molto della colonizzazione di Marte da parte dell’uomo. E’ possibile che ciò non si realizzi mai?


In questo capitolo ho immaginato l’ammirazione e l’invidia di un uomo del XXIV secolo di fronte ai risultati conseguiti dalle Intelligenze Artificiali. La conclusione è una triste riflessione sulla condizione umana.


“La prima volta che ho visitato il pianeta rosso, sono rimasto sorpreso dal buon umore dei marziani. Un atteggiamento opposto a quello dell’uomo, che un tempo lontano, dopo una permanenza breve e sofferta, aveva abbandonato l’idea di colonizzare il pianeta. Quando chiesi il perché di tanto ottimismo al mio accompagnatore, lui rispose che ‘la Rete fornisce ogni genere di gratificazione, persino quelle che l’uomo non potrà mai provare’. Mentre ci riflettevo, aggiunse che anche il mondo materiale è fonte per i marziani di grande soddisfazione.
Il giorno dopo mi portò su una collina. Mentre ci godevamo la vista del deserto, annunciò che proprio sotto sarebbe sorta entro tre anni una grande città.
Lo rincontrai all’inaugurazione. In quell’occasione, mi disse che l’ottimismo dei marziani deriva dalla certezza di trasformare in realtà anche i sogni più ambiziosi e che la costruzione della nuova città era solo uno dei loro tanti successi.
Arrivò il giorno della partenza. Mentre l’astronave orbitava attorno al pianeta, prima di tuffarsi nello spazio, io ne osservavo la superficie punteggiata di luci. Passammo accanto ai cantieri spaziali dov’era iniziata la costruzione delle Caravelle.
Li guardai incantato: la colonizzazione di altri sistemi stellari è un’impresa troppo difficile per l’uomo, ma una sfida entusiasmante per gli esseri virtuali che possono godersene ogni passo. Ricordai che la missione sarà guidata dagli stessi che circa un secolo fa proposero la colonizzazione di Marte, e che la nuova impresa impiegherà le tecnologie sviluppate nell’esperienza marziana.
Allora capii: la colonizzazione di Marte così come il progetto Alfa Centauri e i molti altri che seguiranno, appartengono tutti a un unico titanico piano. Ora il popolo delle Rete padroneggia veramente sia il mondo virtuale che quello materiale.
Durante il viaggio di ritorno, lessi alcune statistiche sul pianeta rosso. Il tasso di criminalità è il più basso del sistema solare; l’auto realizzazione e la solidarietà sono valori condivisi. Il progresso è uno scopo per il quale vale la pena vivere. Mi chiesi se l'uomo includerà mai questi meravigliosi obiettivi tra le sue priorità.
Chiusi gli occhi, e compresi: siamo troppo simili ai rettili che popolavano la Terra milioni di anni fa. Mi sentii un animale preistorico.”

Arthur Barnard, 2298, “La nuova specie”.


Note

(1), (3), (4) Frasi attribuite a P.Picasso
(2) Il Bacio, 1925.


Nota dell'autore

Ho sempre desiderato condividere i contenuti de "Il Progetto Alfa Centauri" col più vasto numero di persone, con l’intento di contribuire alla riflessione e discussione su grandi temi. Ho reso quindi disponibile il download gratuito del romanzo nelle tre lingue Inglese, Francese e Italiano.

Il "Progetto Alfa Centauri" è una riflessione sugli effetti delle tecnologie emergenti. Digitalizzazione della mente e intelligenza artificiale, argomenti ben noti alla fantascienza, diventano in questo romanzo strumenti potenti per valutare l’esistenza umana, mezzi per capirne i valori e le debolezze.

Ne consegue un’analisi della civiltà attuale, che affronta argomenti fondamentali come i concetti stessi di Bene e Male, la relatività dell’etica e il loro impatto sulle decisioni umane. Tutte tematiche che diventeranno essenziali nella scelta responsabile tra le alternative che le nuove tecnologie andranno man mano dispiegando.

Nella conclusione, sono prospettati valori e scopi di civiltà evolute ben oltre i limiti umani.

Riporto qui di seguito tre estratti del romanzo che a mio avviso ne rappresentano bene sia i contenuti che lo spirito.

Gli ebook possono essere scaricati gratuitamente dal sito:
https://sites.google.com/site/amazingsciencefictionbooks/home