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Improvvisazioni di un umano a proposito di transumani e postumani

Letteratura-Tradizione (n. 43, dicembre 2008)

Biagio Luparella

 

Sfoglio le pagine del sito “Associazione italiana transumanisti” e colgo qua e là: “Un postumano è il discendente di un essere umano che è stato incrementato fino al punto di non essere più un essere umano” Se non è più un essere umano, quale parola “umana” per nominarlo? In attesa di un vocabolario postumano chiamiamolo appunto “postumano”. Costui sta già passeggiando per le nostre strade. E' evidente che non ci si può mettere nella pelle di un postumano, di un qualcuno o qualcosa che è al di là di qualunque categoria di pensiero umana e di cui quindi non si può dire alcunchè che non sia rapportabile ancora una volta all' umano. Tuttavia, se di questo qualcuno o qualcosa già si intravedono i primi segni in un mondo che, ancorchè agonizzante, conserva ancora qualcosa dell' umano, sia consentito ai passatisti, ai superstiti, gettare uno sguardo intorno a chi ha già un piede nel futuro. Diciamo che il postumano di cui si discorre in queste righe non è ancora quella 'cosa' che la scienza porterà a compiutezza in quel futuro più o meno vicino auspicato dai transumanisti, diciamo che è una 'cosa' la quale, dotata ancora di aspetto umano, non ha più nulla a che fare con l' immagine dell' uomo cui la storia ci ha abituato. Con la morte dell' uomo morì il mondo ch'era vissuto all' ombra del sacro; con la nostra generazione sta morendo l' individuo; dalle nostre viltà, angosce, complicità, rese e impotenze è nato il postumano. La morte dell' Uomo è coeva alla morte di Dio. Di fronte a questo evento epocale Nietzsche annuncia l' avvento di un' altra creatura: il Superuomo, l' unico ad avere le qualità per poter abitare la terra del Nichilismo. Ma lo Spirito dei Tempi, nel suo entropico degradare, ha generato una specie umana diversa: un uomodepotenziato, diciamo un ometto, l' individuo moderno del quale Leopold Bloom alle prese con la quotidianità di Dublino o Zeno Cosini con l' ultima sigaretta sono i simboli più netti di una condizione esistenziale in cui tuttavia perdurava ancora qualche traccia del cadavere da cui esso era sorto, la quale gli consentiva di tener duro, di opporsi alla decadenza, di cercar di recuperare la totalità e l' organicità di cui era cosciente d' essere ormai soltanto un frammento discentrato e disperso alla disperata ricerca di un senso che giustificasse il mondo e la sua stessa vita. Tutta la grande letteratura fra la fine dell' 800 e la prima metà del 900, è nutrita da questa lacerante coscienza. La postmodernità nasce con la morte dell' individuo, quando alla disperazione , all' angoscia, all' ironia, alla rivolta, alla nostalgia per quel che non è e non sarà più, si sostituisce e subentra l' allegra e fatua identificazione con l' esistente, col “così è”, hic et nunc. Ciò che una volta era chiamato spirito, anima, mente, diventa un disordinato e piacevole processo neuronico di cellule cerebrali, un videoclip. E' nato il Postumano. Era esso, al pari dell' homo erectus, dell' homo habilis, dell' homo sapiens, già presente in potenza nell' attimo in cui risuonò il “Fiat lux” o esplose il “Big Bang”.? Ai Postumani bisogna riconoscere una straordinaria capacità, quella di ricercare e di resistere al rumore più assordante; ed una altrettanto straordinaria incapacità, quella di stare in silenzio ed ascoltare il silenzio d' un paesaggio, del cielo stellato, d' un parco deserto, della calma o la furia del mare. Se del 'moderno' l' angoscia, la disperazione, la coscienza del nulla erano le condizioni caratteristiche, il 'postmoderno' è segnato dall' allegra dimenticanza del nulla verso il quale si è lasciata cadere ormai ogni paura o condizione di disagio. Lo spirito del tempo ha tracciato nel suo regno un profondo solco. Al di qua, tutto ciò che attendeva all' uomo: religione e superstizione, fanatismo e fede, arte e vita, speranza e disperazione, sogno e realtà, ordine e caos, tragedia e riscatto, natura e ragione, angoscia e estasi, malattia e salute, morte e rinascita... Al di là di esso, tutti i segni che preannunciano l' avvento del postumano: demenza televisiva, oscena onnipresenza del corpo, dominio della chiacchiera, buonismo, indifferenza gabellata per tolleranza, infantile idolatria per ogni novità tecnologica, ipocrita esaltazione della vita, nascondimento della morte, indifferenza verso il mistero, esaltazione dell' io, trionfo e glorificazione della volgarità, compiacimento della propria ignoranza, spocchia verso tutto ciò che era grande, rincretinimento da telefonino...L' odierno consumo di quel frastuono orrendo che ci si ostina a chiamare musica, e che è onnipresente nella quotidianità soprattutto dei giovani, misura il modo con il quale i postumani si impegnano a imbottire il vuoto già prodottosi nel loro cervello. L' Arte stava all' Uomo come l' intrattenimento sta al Postumano. La religione del postumano è il quotidianesimo. Già praticato dall' individuo borghese, il quale cercava, tra lamenti e tentativi di fuga, di imbottirne il vuoto riempiendolo col vitalismo metropolitano alle prese con la continua mancanza di tempo, nel culto delle minuzie, della cronaca giornalistica e delle demenze televisive esso ha conquistato la piena acquiescenza alla quale aspiravano le vecchie religioni . L' individuo postmoderno è quella creatura che fonda il proprio statuto sulla convinzione che nulla (dio, l' universo, la natura, la storia, la nazione , la patria, la famiglia e quanto è “oltre” e “altro” da lei) la trascende e che nulla lo possa o debba. Ed è giusto, poichè egli non appartiene alla razza “umana” ma alla “postumana” per la quale le categorie della prima sono lontanissime ed incomprensibili come per chiunque quelle dell' Homo erectus o abilis.
L' individuo moderno è stato l' anello di disgiunzione tra l' Uomo e il Postumano. All' Uomo fu dato conoscere la Gioia della Festa, l' Individuo la degradò a divertimento da sala da ballo, il Postumano la ignora nel fatuo stordimento da discoteca. Le orge dell' antichità miravano a superare i limiti umani per accedere a dimensioni dello spirito inaccessibili con altri mezzi; quelle della decadenza potevano avere il senso di incrementare al massimo le potenzialità dell' istinto sessuale tendente al piacere per il piacere; il sabba potrebbe definirsi un culto orgiastico votato al possesso di poteri sovrumani 'al nero' ; le orge borghesi avevano la presunzionedi trasgredire a quell' ordine di cui i partecipanti stessi erano parte; quelle dei figli dei fiori a base di ammucchiate e di droga potrebbero, con molta generosità, giudicarsi come espressione e reazione al vuoto esistenziale; ma a che cosa rassomigliare un Rave Party? Si immagini un regista nostalgico sopravvissuto ai serial ed alle soap-opere; dove troverà, fra quelli dei postumani, un volto per Macbeth, Arpagone, Enrico IV... e dove troverà più un pubblico disposto e capace di comprenderli? G.Benn: “Non esiste anzi più affatto l' uomo, esistono ancora solo i suoi sintomi” nell' individuo quale succedaneo dell' uomo. Il postumano non avverte più neanche questi. Discorrendo del postumano si deve pensare che tutto quanto riferito a lui deve essere rigorosamente post-: una post-casa, una post-città, una post-arte, un post-sesso, una post-politica, una post-letteratura, ecc., ecc., ammesso naturalmente che il postumano abiterà in una casa, in una città, e praticherà il sesso, l' arte , la letteratura, ecc., ecc. Non so se scrittori di fantascienza e futurologi si siano già avventurati in questi territori, comunque, sarebbe un bel divertissement occupare, in mancanza di altri impegni, le ore di ozio con l' immaginare come saranno tutti i post- di cui sopra. Tuttavia, a sentire quanto la tecnologia sta realizzando si può già ritenere per certo che il postumano è colui il quale porterà a compimento il processo, iniziato con la comparsa dell' uomo sulla terra, di emancipazione totale e definitiva della Natura, d' altronde già da qualche secolo rimossa dal paesaggio interiore dell' uomo come simbolo (nell' antichità) o metafora (nel romanticismo) della vicenda umana sulla terra. Ancora, dalla “Dichiarazione dei fondatori”dell' Associazione suddetta: “Comune è la fiducia nella vittoria finale del transumanesimo”. Concordiamo. E' certo che fra un ventennio o un secolo i transumanisti avranno traghettato gli essere umani verso la condizione dei transumani, di “coloro che attivamente si preparano a divenire postumani”, nuove creature in possesso degli strumenti e delle conoscenze che le metteranno in grado, fra molte altre possibilità finora impensate e impensabili, di... rallentare l' invecchiamento, allontanare la morte. Accadrà. Ne siamo certi. Chi ne dubita non conosce la storia. E comunque, buona fortuna! Davvero! Senza ironia, ma soprattutto, senza invidia verso coloro che in futuro più o meno remoto potranno accedere all' immortalità. A noi, superstiti della morte dell' uomo, ci basti la Fortuna occorsaci di aver potuto genufletterci al cospetto del duomo di Orvieto, di Santa Croce, di S. Vitale, di aver potuto dimenticarci... fra le note della passione secondo Matteo, ed alla presenza di tutta la Bellezza che la condizione della fragilità umana (malattia, dolore, invecchiamento e coscienza della morte) ha saputo creare.

Da: Letteratura-Tradizione (n. 43, dicembre 2008)

 

 

 

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