Rassegna stampa: elenco

 

Liberi di mutare, per vivere meglio

LibMagazine - 23 ottobre 2007

Fabrizia Cioffi

 

I Transumanisti hanno collezionato negli ultimi tempi un notevole numero di attacchi mediatici, tesi ad avvalorare l’ipotesi che siano un movimento di folli scientisti che propugnano una vita eterna e senza malattie, lo sviluppo della robotica e di ogni risorsa tecnologica a scapito della dimensione trascendente dell’essere umano. Ecco perché siamo andati a chiedere qualcosa di più sugli obbiettivi reali dei Transumanisti e sul perché dell’accanimento di certi media, a Riccardo Campa, Presidente dell’Associazione Italiana Transumanisti e professore associato di sociologia della scienza all’Università di Cracovia.


F.Cioffi - I transumanisti sono balzati agli onori della cronaca dopo essere stati definiti, da Francis Fukuyama, l’organizzazione più pericolosa del mondo. Successivamente, hanno subito continui e ripetuti attacchi da parte della Chiesa cattolica. Lei è conosciuto come il fondatore dell'Associazione Italiana Transumanisti. Perché ha sentito l’esigenza di dare vita a questo movimento?

R. Campa - L’Associazione Italiana Transumanisti è nata allo scopo di sostenere il fronte più avanzato della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Preciso che, oltre al sottoscritto, altri intellettuali hanno contribuito a creare l’organizzazione. Mi limito ora a citare i membri del Consiglio Nazionale, ovvero lo statistico Giuseppe Lucchini, il giurista Stefano Vaj e l’esperto di tecnologie informatiche Giulio Prisco. Proveniamo da aree disciplinari e ideologiche piuttosto eterogenee. C’è chi si è specializzato in discipline umanistiche e chi in discipline scientifiche, chi guarda a destra e chi a sinistra. Ci unisce però questa nuova e rivoluzionaria idea: il transumanesimo. Per transumanesimo intendo tutte le espressioni scientifiche, artistiche e letterarie che si pongono come obiettivo e come oggetto d’analisi il potenziamento dell’essere umano. In passato era un tema trattato quasi esclusivamente dagli scrittori di fantascienza. Oggi la questione è invece discussa anche nelle università, sui giornali, nei salotti politici, nella rete e nei laboratori scientifici. In tutti questi ambienti facciamo, come si suol dire, "lobbying", al fine di favorire lo sviluppo nel campo delle biotecnologie, della robotica, dell’intelligenza artificiale, della nanotecnologia.


F.Cioffi - Nel tanto contestato test di ammissione alle facoltà di medicina è stata inserita una domanda sul transumanesimo. Da un lato, questa scelta testimonia un’attenzione nei vostri confronti, dall’altro, è però evidente che si tratta di una domanda contro di voi. Qual è il suo parere?

R. Campa - A me pare una domanda scandalosa, anche se va sottolineato che è stata costruita in modo piuttosto furbo. Il candidato non è chiamato ad esprimere un parere ideologico. Gli viene soltanto chiesto di risolvere un quiz logico. La premessa, tratta da uno scritto di Fukuyama, è che i transumanisti si illudono di sapere cosa sia un buon essere umano, ma «modificare una sola delle nostre caratteristiche-chiave implica la modifica di un insieme complesso e interconnesso di qualità e noi non saremo mai in grado di prevedere il risultato finale». Poi, si chiede al candidato di trovare la risposta logicamente coerente con questa premessa, tra le cinque fornite. Quattro tesi sono (più o meno) transumaniste e quindi "sbagliate". Quella "giusta" è invece la tesi bioluddista. In pratica, arriviamo al paradosso che 70.000 aspiranti medici di una potenza industriale del mondo occidentale devono concludere che le biotecnologie sono pericolose, se vogliono accedere agli studi. Anche se la questione è ridotta ad un fatto di coerenza logica, va rilevato che la premessa non è scienza. E’ pura ideologia passatista. Provate ad immaginare se nel test ci fosse stata una domanda con una premessa di un ideologo nazista e il candidato, per passare l’esame, avesse dovuto mettere una crocetta su un’affermazione del tipo: «è evidente la superiorità della razza ariana». Sarebbero scoppiate polemiche a non finire. Ma, se la politica deve restare fuori dai test, la regola deve valere per tutti. Perché il transumanesimo è politica, anche se non è riconducibile alle categorie ottocentesche e novecentesche. La triste vicenda mi consente, comunque, di chiarire un punto importante. Intanto, i transumanisti non pensano affatto di sapere cosa costituisca un buon essere umano. Noi vogliamo lasciare agli individui e ai popoli la libertà di scegliere che cosa fare con i propri corpi e il proprio materiale genetico. Poi sarà l’insieme delle libere decisioni ad indirizzare l’evoluzione. Aggiungo che l’idea stessa che l’accesso dei cittadini alle università debba essere diretto e deciso da un ministero si scontra con la nostra filosofia libertaria. Serve più autonomia a livello locale.


F.Cioffi - Ne approfitto per chiederle di precisare meglio i princìpi e gli obiettivi del movimento transumanista.

R. Campa - Noi vogliamo contrastare il processo di invecchiamento, allungare il più possibile la vita, aumentare le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche dell’uomo, andare oltre gli spazi angusti in cui ci costringe la nostra biologia. Purtroppo, ora il nostro Paese si muove in senso contrario, ossia proibizionista. Sono evidenti i tentativi, a tutti i livelli, di introdurre limitazioni che a noi sembrano assurde e immotivate. A partire da quelle della Legge 40/2004. Il caso di Cagliari, dove una donna portatrice di talassemia ha dovuto chiedere l’autorizzazione ai giudici per effettuare una diagnosi pre-impianto, è a nostro avviso emblematico. Per fortuna la legge liberticida è in conflitto con altre disposizioni che regolano la tutela della salute dei cittadini. Così, i giudici hanno potuto autorizzare la donna ad effettuare l’esame. Selezionare embrioni per ottenere bambini sani e felici, piuttosto che malati e infelici, è eugenetica? Bene, allora i transumanisti sono a favore dell’eugenetica. Ma sia ben chiaro che noi difendiamo un’eugenetica libertaria e non autoritaria.


F.Cioffi - Nel mondo accademico è diventato di moda il concetto di "postumano". Poiché il postumano ancora non esiste, i discorsi si rivelano spesso fumosi e confusi. Lei come traccerebbe la differenza tra umano, transumano, transumanista e postumano?

R.Campa - Nel mio vocabolario, gli umani sono quegli animali che vivono grazie alla tecnologia. Non c’è uomo senza tecnica. Giustamente, i paleoantropologi distinguono l’Australopiteco dall’Homo habilis per il fatto che quest’ultimo maneggiava utensili. Immaginiamo cosa succederebbe se privassimo 59 milioni gli Italiani di case, vestiti, fuoco, riscaldamento, strade, mezzi di trasporto e cibo di produzione agricola e industriale. Non abbiamo più nemmeno mandibole adatte a masticare carne non cotta e, certamente, se la temperatura si avvicinasse allo zero, moriremmo di freddo. I transumani sono invece umani in transizione, ossia umani che hanno portato la tecnologia all’interno dei loro stessi corpi, modificando la propria morfologia. Tutti gli umani che hanno subìto un’operazione chirurgica, che hanno un by-pass, una vite nel femore, una protesi al seno, un arto cibernetico, un cristallino artificiale nell’occhio, un microchip sottopelle, o sono nati in provetta (in Danimarca sono il 4,2 % dei bambini), o semplicemente hanno modificato il proprio sistema immunitario con un vaccino, R. Campa - sono divenuti transumani. I transumani si contano dunque a milioni. I transumanisti sono quei transumani che hanno preso coscienza della propria condizione. Perciò, manifestano il proprio orgoglio di specie e rivendicano il proprio diritto alla libertà morfologica. I postumani, come lei ha giustamente sottolineato, ancora non esistono. Ragionando però in termini evoluzionistici, sappiamo che qualcosa verrà dopo l’umano. L’uomo non è il prodotto finale dell’evoluzione. Noi riteniamo giusto tentare di evolvere mettendo in gioco anche la ragione e la volontà, e non solo il caso e la necessità (né tantomeno la fede e la provvidenza). Molti transumani sperano di divenire postumani. Grazie alla tecnologia, i postumani potrebbero essere non soltanto i nostri successori, ma noi stessi trasformati al punto da richiedere una nuova definizione. Il mutamento non sarebbe più al livello di specie, nell’ambito del genere Homo, ma a livello di genere.


F.Cioffi - Chiudo con una domanda sul suo ultimo libro, Etica della scienza pura, appena pubblicato da Sestante Edizioni. La tesi fondamentale del libro è che la scienza è un valore in sé, aldilà di ogni applicazione tecnologica. In che senso questo può essere considerato un libro transumanista, considerando che i transumanisti sembrano così pragmatici e "tecnocentrici"?

R. Campa - Il punto è che io vedo una differenza, ma non un contrasto, tra scienza pura e scienza applicata. L’una ha bisogno dell’altra. La scienza pura ha consentito applicazioni che non erano assolutamente previste dagli scienziati teorici. Quando Einstein speculava sulla natura dello spaziotempo non stava certamente lavorando per un governo in vista della realizzazione di una centrale nucleare. Eppure, le sue ricerche pure, quasi filosofiche, hanno aperto la strada del nucleare. Allo stesso modo, la scienza pura ha bisogno di tecnologia. La rivoluzione scientifica non sarebbe stata possibile senza il telescopio di Galileo, né la scienza contemporanea sarebbe pensabile senza microscopi, computer, strumenti di misura e sonde spaziali. Ma potrei spiegarmi ancora meglio con una nota biografica. Io sono un allievo di Angelo Maria Petroni, che è stato correlatore della mia tesi di laurea. A margine di una lezione, quando gli chiesi un chiarimento sul pragmatismo, mi sentii rispondere che le idee funzionano perché sono vere, e non viceversa. Fu una risposta coraggiosa, in tempo di postmodernismo imperante. Proprio questa è la pietra angolare della mia ricerca: la verità è il valore etico basilare della scienza. È un concetto che Petroni ha espresso anche nel Manifesto di Bioetica Laica (di cui è coestensore insieme a Carlo Flamigni, Armando Massarenti e Maurizio Mori). Si legge, infatti, che «diversamente da quanto fanno la gran parte delle etiche fondate su principi religiosi, la visione laica considera che il progresso della conoscenza sia esso stesso un valore etico fondamentale». La mia Etica della scienza pura è una ricerca volta a confermare sul piano storico questo assunto. Ma c’è di più. Lo stesso manifesto sottolinea che «la rivoluzione biologica e medica dischiude la possibilità che l’uomo intervenga sulla propria natura» e invita a guardare con favore a questa seconda rivoluzione scientifica. Ebbene, io, con le mie ricerche nel campo dell’etica della scienza pura e del transumanesimo, non faccio che muovermi nel solco della bioetica laica teorizzata da questo maestro.

Da: LibMagazine - 23 ottobre 2007

Documento collegato  

 

 

Rassegna stampa: elenco

Privacy Policy Cookie Policy