Transumanisti, la nuova utopia dei «mutanti»
Editoriale - Questi uomini nuovi auspicati dai transumani - bellissimi, felici, sani e potenti, e soprattutto immortali - saranno privi di sentimenti e di creatività artistica. La scienza ucciderà la possibilità solo umana di trascendersi nell'arte - possibilità che nasce dal senso del limite e del dolore - e della vera felicità, che senza dolore non può esistere.
Avvenire - 12 luglio 2007
Lucetta Scaraffia
La realizzazione del paradiso in terra viene oggi promessa dalla tecnoscienza: attraverso la conquista dell'immortalità, della felicità perenne, di sanità, bellezza e intelligenza per tutti grazie alle nuove scoperte scientifiche. È questa la nuova utopia che anima gli adepti della «World Transhumanist Association», una utopia altrettanto falsa e pericolosa - anzi, ancora più pericolosa - di quella socialista che è costata tante vite e tanta sofferenza a donne e uomini del secolo scorso. Più pericolosa perché, mentre il socialismo agiva sull'organizzazione della società, questa nuova utopia agisce sull'essenza dell'essere umano, sulla profonda identità di ciascuno, proponendo mutazioni irreversibili e, per molti versi, spaventose. Mutazioni che, come ha ricordato ieri Mario Iannaccone, ancora dieci anni fa venivano guardate con incredulità e sospetto dalla maggioranza dell'opinione pubblica e che invece oggi, con uno slittamento inesorabile, siamo portati a considerare, se non desiderabili, almeno inevitabili.
Lo mostra anche l'evoluzione del dibattito bioetico, che dalla discussione relativa alla eticità di alcuni interventi sta sempre più scivolando verso l'individuazione delle possibilità di arginarne almeno le conseguenze più pericolose: la stessa legge 40, che di continuo bisogna difendere, è stata solo un "male minore". Queste innovazioni - profondamente radicate in un'antica eresia cristiana che serpeggia sotterranea da secoli nella cultura occidentale, lo gnosticismo - fanno infatti coincidere l'identità dell'essere umano con la psiche e non con il corpo. Il corpo, quindi, viene trattato come un aspirapolvere, la cui efficienza è sempre da migliorare, o come la carrozzeria di un'automobile, da riparare con pezzi di ricambio e da rendere sempre più bella secondo l'ultima moda.
In questa maniera gli uomini pensano di potere «guidare la propria evoluzione» come si pilota un aereo, agendo su un corpo esterno e sempre migliorabile. Dimenticando che la natura dell'essere umano è proprio nel suo essere insieme corpo e spirito, e che la sua essenza risiede in questa unità profonda: separare le due componenti significa alterare in modo forse irreversibile la natura umana. Questi uomini nuovi auspicati dai transumani - bellissimi, felici, sani e potenti, e soprattutto immortali - saranno privi di sentimenti e di creatività artistica.
La scienza ucciderà la possibilità solo umana di trascendersi nell'arte - possibilità che nasce dal senso del limite e del dolore - e della vera felicità, che senza dolore non può esistere. E la via seguita dai fautori della «libertà della scienza» a ogni costo sarà la difesa dei diritti civili, come già vediamo dall'allargamento dei diritti umani al piacere sessuale e alla possibilità di cambiare l'identità sessuale per motivi psicologici, tendenze che nascondono l'abbandono dei primi e più importanti diritti sanciti dalla dichiarazione del 1948: quello alla libertà religiosa e soprattutto quello che sancisce la dignità di ogni vita umana.