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Oltre l’uomo, laicamente

Intervista a Riccardo Campa, Presidente dell'Associazione Italiana Transumanisti e Professore di Sociologia all'Università di Cracovia.

Resistenza laica - 20 giugno 2007

Edoardo Quaquini

 

Buongiorno Riccardo: anzitutto direi di spiegare ai nostri lettori le caratteristiche del movimento transumanista, che è in espansione oramai anche nel nostro paese ma che non è ancora ben conosciuto da parte della maggioranza dei cittadini.

I transumanisti lottano per i diritti tecnologici dei cittadini. Abbiamo due priorità: la libertà di ricerca scientifica e il libero accesso alle tecnologie, in particolare quelle che riguardano la riproduzione e la modifica volontaria del proprio corpo. Intendiamo contrastare problemi come l'invalidità, l'infertilità, l'invecchiamento, la malattia e la morte, quand'anche questo significasse modificare il genoma umano. In particolare, la vita ci appare assurdamente breve e crediamo che la tecnoscienza sia molto vicina ad elaborare terapie in grado di allungarla notevolmente, rispetto ai dati medi odierni.
Tuttavia, queste libertà non sono oggi garantite. Il Costa Rica, con l'appoggio degli Stati Uniti e del Vaticano, vorrebbe mettere al bando la clonazione terapeutica in tutto il mondo. Per fortuna Francia e Inghilterra si oppongono. Anche le ibridazioni genetiche sono contrastate, sulla base di credenze che non hanno alcun fondamento scientifico. In Italia, come in altri Stati, sono stati introdotti diversi divieti a nostro avviso immotivati. Si proibisce e punisce, per esempio, la fecondazione eterologa o la modifica della linea germinale, per ragioni di tipo dogmatico-religioso e senza considerare che non tutti i cittadini sono cattolici.
Ovviamente, i tecnofobi più accorti usano altri argomenti: invocano il principio di precauzione. Ma questo modello di ragionamento non considera che il non agire può essere altrettanto pericoloso dell'agire. In questo mondo non ci sono certezze, per cui, se avessimo dovuto attendere la certezza del buon esito per introdurre una novità, non avremmo mai introdotto nessuna tecnologia, a partire dalla pietra scheggiata e dal fuoco. Noi non neghiamo i pericoli. I pericoli ci sono e ci saranno sempre. Dare a sei miliardi di persone la possibilità di maneggiare una tecnologia come il fuoco è stato davvero un azzardo. E, infatti, ci sono spesso incendi e morti, ossia effetti collaterali negativi. Possiamo allora dire che malediciamo il giorno in cui l'Homo erectus rubò il fuoco agli dei? Siamo pronti a rinunciare all'uso del fuoco in nome del principio di precauzione?

Qual è la reazione dell'opinione pubblica, della stampa, della politica, della Chiesa nei confronti del vostro attivismo e dei vostri programmi?

Inizialmente è stata piuttosto negativa. Panorama ci ha definiti «i talebani delle biotecnologie», per la nostra lotta ad oltranza contro la L. 40/2004. Francis Fukuyama, consigliere di Bush per la bioetica, ha detto che siamo «l'organizzazione più pericolosa del mondo». Giuliano Ferrara, uno dei nostri più inflessibili accusatori, ha scritto che siamo «tecnofili fuoriusciti dalla galassia dei diritti umani e sostenitori dell'edonismo genetico», ma dopo avere affermato che siamo «nati da una costola dell'animalismo di sinistra», ci ha in pratica bollati come neonazisti. Marcello Veneziani ci accusa di essere senzadio, nonché «umanoidi tecnologicamente avanzati e spiritualmente putrefatti». Avvenire ovviamente è in testa nel numero di articoli al vetriolo. I vescovi dicono che siamo «fondamentalisti darwiniani». La definizione più benevola che ho letto su Avvenire, ovviamente ironica, è che siamo «davvero una bella compagnia». Ruini, fonte Corriere della Sera, ha subito messo in chiaro che la priorità del Vaticano è contrastare «la rivoluzione antropologica dell'uomo post-uomo » e ha aggiunto: «siamo pronti a qualsiasi guerra». Anche Ratzinger non ha mancato di tuonare contro «l'atrofia spirituale dell'uomo tecnologico» e si è rammaricato del fatto che «l'uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall'albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere la morte e le tenebre». Insomma, sembra che per la Chiesa siamo abominevoli, perché riteniamo che la creazione non sia poi così soddisfacente e che certe cose (uomo incluso) possano essere migliorate. Se poi si considera che per la teologia l'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, affermare che si poteva far meglio può suonare in effetti blasfemo. Tuttavia, successivamente, molti altri organi di stampa hanno sottolineato anche la ragionevolezza delle nostre posizioni. Sono usciti articoli positivi o non apertamente critici su l'Espresso, la Repubblica, Linus, il Sole 24 Ore, Libero, la Padania, Il Secolo, Il Tempo. Anche RAI 3 ha fatto un servizio piuttosto bilanciato. Dunque c'è un interesse trasversale e non pregiudiziale verso le nostre proposte. Per esempio, Libero ci ha definiti «gli alfieri della tecnoscienza». Una definizione che può starci bene.

I vostri critici si dividono in due partiti: quelli che non vi prendono sul serio dicono che vagolate nel mondo delle fantasie, quelli che vi prendono sul serio dicono che siete nemici dell'umanità. Come rispondi alle critiche?

Aggiungo che qualcuno sostiene entrambe le tesi. Il che è un nonsenso logico. E ciò dimostra che sono prevenuti. Per quanto riguarda la prima questione, devo dire che sono sempre meno le persone che ci vedono come visionari, perché gli avanzamenti della scienza, dalla clonazione alle ibridazioni genetiche, dall'informatica alla robotica, sono sotto gli occhi di tutti. Certo, di tanto in tanto esce un transumanista che la spara grossa, dicendo per esempio che nel XXI secolo ci sarà l'estinzione della carne: tutti faremo l'uploading delle nostre coscienze nei computer e vivremo nella rete in forma di avatar digitali. E' tecnicamente possibile anche questo, ma personalmente lo ritengo improbabile, perlomeno in questo secolo. Io non so se saremo mai in grado di sconfiggere l'invecchiamento e la morte con le tecnologie. Il nostro non è un culto, non abbiamo dogmi. Ma non vedo perché non dovremmo fare tentativi per allungare il più possibile la vita e migliorarne la qualità, attingendo alle nostre conoscenze scientifiche.

E il pericolo per l'umanità?

Per quanto riguarda la seconda questione, sottolineo che noi non siamo e non possiamo essere contro l'umanità. Siamo umani. Come potremmo essere contro noi stessi? L'uomo può essere fiero di se stesso, per quello che ha fatto e che può fare, ma sappiamo bene che la condizione umana non è poi così invidiabile. Come diceva il personaggio di un racconto di Dino Buzzati, sorge quasi il sospetto che l'uomo sia un errore di natura, perché è un essere mortale e nel contempo cosciente della propria mortalità, dunque, destinato all'infelicità. Per dirla con una battuta, ci vuole un tragico errore o una mente perversa per concepire qualcosa di simile. Ora, non neghiamo che il salto dall'umano al postumano possa essere concepito come un salto di specie. Tuttavia, vanno chiariti alcuni aspetti.
Intanto, parlare di "specie" in futuro potrebbe avere poco senso, dato che il biologico potrebbe essere solo una minima parte della vita intelligente e anche considerato che ogni individuo potrebbe essere una specie a se stante. Ma anche restando ora vincolati alla presente situazione "bio" , si possono considerare diversi scenari. Se prendiamo tutti i geni umani che consideriamo soggettivamente migliori e costruiamo un nuovo tipo di uomo (massimo dell'intelligenza, della memoria, della potenza fisica, della velocità, della longevità, della resistenza agli agenti patogeni, ecc.), quello che abbiamo creato non è ancora un transumano o un oltreuomo. È ancora un membro della specie homo sapiens. Al limite abbiamo creato una nuova etnia o razza, ma non certo una nuova specie, perché abbiamo usato solo ciò che era già a portata di mano. La situazione cambia se "miglioriamo" (sempre soggettivamente) questo essere, aggiungendo altri geni che gli danno nuove possibilità. Per esempio una sorta di sonar o radar innestando geni del delfino o del pipistrello, oppure la visione notturna, innestando geni di gatto. Ma le ibridazioni sono possibili anche con i rettili. Alcuni topi sono stati modificati geneticamente con i geni di una salamandra: ora hanno arti che ricrescono se amputati e trasmettono questa capacità alla prole. Anche questa capacità potrebbe essere donata dalla scienza a umani disabili, permettendo agli arti di ricrescere, e la caratteristica verrebbe poi ereditata dai figli. Ebbene, in questo caso avremmo un nuovo essere che possiamo convenzionalmente chiamare transumano o oltreuomo.
Non farebbe più parte della specie homo sapiens, ma farebbe comunque parte del genere umano. I nostri critici spesso dimenticano che non c'è solo la specie. C'è la classe, l'ordine, la famiglia, il genere. Dunque, il transumano non è necessariamente contrapposto al genere umano. Anche se si genera una nuova specie (ma potrebbe addirittura essere solo una sottospecie), il transumano farà comunque parte del genere umano. Ma anche ammettendo che le differenze saranno tali per cui non si potrà nemmeno parlare di appartenenza al genere umano (es. avremo un tale numero di impianti cibernetici in corpo che il silicio sarà quantitativamente superiore al carbonio), comunque potremo ancora fare parte degli Hominidae, a livello di famiglia. Ora, basta definire l'umanità come la famiglia degli ominidi, invece che limitarla al solo genere umano (qualcuno ha qualcosa contro gli Australopitechi?), per vedere tutto in una luce diversa. Come recita la pubblicità del TransVision 2007 (l'incontro mondiale annuale dei transumanisti che si terrà a Chicago in luglio), i transumanisti sono qui per salvare l'umanità, non per distruggerla.

A proposito del TransVision, pare che sarete onorati della presenza di William Shatner, il celebre Captain Kirk di Star Trek, nella veste di testimonial…

Giusto per fugare le voci che ci indicano come un culto fantascientifico ... (risata).

Hai detto che i transumanisti sono variamente accusati di essere neonazisti, comunisti, libertari estremisti e altro ancora. Quali sono le reali posizioni politiche e filosofiche del movimento?

Innanzitutto, è importante sottolineare che il movimento transumanista ha un carattere proteiforme. Perciò, non esistono posizioni ufficiali dei transumanisti in materia di politica o economia, ma nemmeno in ontologia, epistemologia, metafisica, arte o letteratura. Quando mi chiedono di definire la filosofia transumanista, sperando che io riveli se siamo razionalisti o empiristi, dualisti o monisti, individualisti o comunitari, di destra o di sinistra, moderni o postmoderni, non trovo niente di meglio che parafrasare la celebre definizione di comunismo elaborata da Engels: «Il transumanesimo non è una dottrina ma un movimento; non muove da principi ma da fatti. I transumanisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili».
In termini generali, posso dire che ci sono molti liberali e socialisti tra le nostre fila. Ma non mancano iscritti provenienti dall'estrema destra (nietzscheani) o dall'estrema sinistra (trotzkisti). Per questo, ci sono di tanto in tanto aspre discussioni tra le varie componenti, quando si discute di questioni dottrinali. Quando però si tratta di deliberare su questioni concrete e di agire, ci compattiamo. Riguardo alla religione, secondo le statistiche e i sondaggi, in maggioranza siamo atei e agnostici, ma non mancano buddisti e cristiani. A me piace dire che i transumanisti sono l'ultimo reggimento dell'Illuminismo sulla linea del fronte. Infatti, il nostro programma potrebbe essere la realizzazione dell'ultimo capitolo del «Quadro storico dei progressi dello spirito umano» di Condorcet.

Anche voi avete manifestato a Piazza Navona: come vedi la condizione della laicità nel nostro paese?

Il modo migliore per difendere le proprie libertà è cominciare a difendere quelle degli altri. Perciò ci è parso giusto schierarci a fianco di altre minoranze che non vedono riconosciuti i propri diritti, come gli omosessuali e gli atei.
Un Paese è laico quando è neutrale riguardo alle questioni religiose, ossia quando si limita a garantire la libertà di religione. Un Paese come l'Italia che finanzia la Chiesa cattolica con l'otto per mille, ma non le organizzazioni atee; che paga gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche con soldi pubblici, ma non istituisce un analogo insegnamento di ateismo; che espone simboli cristiani negli edifici pubblici, ma non consente un'analoga esposizione di simboli atei o di altre religioni, e che infine finanzia le scuole private cattoliche in barba al dettato della Costituzione, non è uno Stato neutrale in materia di religione. Scrivendo la voce "Laicismo" per l'enciclopedia di MondOperaio (Marzo-Aprile 2006), ho messo in evidenza il fatto che l'Italia non può ancora essere considerata uno Stato laico. Perciò serve un impegno civile affinché lo diventi.

Credi che sarà possibile entro questa legislatura approvare normative sui diritti fondamentali come quella sui Dico o quella sul testamento biologico?

Sono scettico, a dire il vero, perché la maggioranza è ostaggio di fondamentalisti cattolici e di democristian, come Binetti e Rutelli.
Il testamento biologico è un'altra questione che a noi transumanisti sta molto a cuore, perché riguarda proprio la libertà di gestione del corpo. E vorremmo che ogni cittadino avesse il più ampio margine di libertà possibile nel decidere cosa deve essere fatto del proprio corpo, in caso di malattia irreversibile o dopo la morte. A nostro avviso, il testamento dovrebbe includere anche l'opzione della crionica, ossia dell'ibernazione del corpo. Esiste una probabilità, seppur minima, che una tecnologia futura possa riparare il corpo di una persona deceduta, riportandola in vita. Dunque, vicino al proseguimento delle terapie o all'eutanasia, noi daremmo al paziente anche l'opzione della sospensione crionica. Ripeto, non c'è nessun atto di fede rispetto a questa possibilità. Diciamo che diversi esperimenti su animali ne confermano la plausibilità: topi, maiali e cani sono stati ibernati con varie tecniche e risvegliati. Potrebbe anche non funzionare su persone già decedute e tenute in azoto liquido per decenni o secoli. Anche qui, mi sembrano però ridicoli i critici che irridono la crionica, e poi magari credono nel paradiso e nell'inferno, come se fossero ipotesi più plausibili. E si irritano se gli fai notare che qualche articolo riguardante la crionica su Science e Nature è apparso, mentre nessuno scienziato ha mai dimostrato l'esistenza dell'aldilà.
Per quanto riguarda i Dico, a me viene quasi da ridere. Nel 1918, il Partito Futurista Italiano si presentava alle elezioni proponendo l'abolizione del matrimonio e l'istituzione del libero amore e del figlio di Stato. Siamo nel 2007 e c'è ancora qualcuno che si scandalizza per una coppia di fatto, un rapporto gay, o un figlio fuori dal matrimonio. È assurdo. È vero che Marinetti e i futuristi erano molto avanti (e non per niente li consideriamo i nostri precursori), però mi sembra che qualcuno stia davvero cercando di fare girare indietro le lancette della storia. Lasciamo la libertà agli individui di decidere come fare l'amore, come riprodursi, come gestire in comune il proprio patrimonio, se vivere o no sotto lo stesso tetto, se ammettere o meno rapporti extraconiugali e come comporre la famiglia. Non capisco nemmeno perché la poligamia o la poliandria debbano essere vietate dalla legge o perché si debbano attendere anni per il divorzio, anche quando c'è consenso da parte dei contraenti. L'articolo 4 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino dice che «la libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri». La legge può vietare solo quei comportamenti che limitano il godimento degli stessi diritti da parte di altri. Ora, due o più individui adulti consenzienti che si associano in un determinato modo non precludono ad altri individui adulti di fare lo stesso o di non farlo. Dunque, fatta salva la normativa che garantisce il sostentamento e l'educazione della prole, le leggi che irreggimentano la famiglia, l'amore e la procreazione sono contro lo spirito e la lettera della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e dovrebbero perciò essere abrogate e sostituite da liberi patti tra individui davanti all'ufficiale dello stato civile. Ma se non si riescono nemmeno ad istituire norme minime come i DICO, mi rendo conto che a qualcuno queste tesi potranno apparire fantascientifiche o indecenti. Eppure la Dichiarazione dei diritti dell'uomo risale al 1789. È il caso di dire che qualcuno è rimasto nel Medioevo.

Nella cosiddetta Prima Repubblica le cose andavano un po' meglio dopotutto: i referendum (divorzio ed aborto, per esempio) dovevano rincorrerli i clericali - e li perdevano pure. Adesso siamo noi laici a doverci aggrappare ai referendum, perdendoli, come per la procreazione assistita; segno questo che il parlamento non è in grado di legiferare contro gli interessi clericali.
Non sarà anche colpa del sistema elettorale maggioritario e della perdita di un partito cattolico di riferimento che porta alla rincorsa da parte di entrambi gli schieramenti del mitologico voto centrista cattolico?


Il problema del sistema elettorale c'è, ma non credo che sia il problema principale.
Certe istanze laiche sono riuscite ad affermarsi nella Prima Repubblica, perché allora il centro era laico e poteva esercitare quel ricatto che ora esercitano gruppi e partiti cattolici. Nella prima repubblica, a sinistra c'era il PCI e a destra la DC (almeno sul piano puramente topologico e non nominale). Al centro c'erano PSI, PRI, PSDI e PLI. Con il valore aggiunto di un Partito Radicale molto più forte. La DC era costretta a venire a patti con i laici, per restare al potere e gestire le proprie clientele e i propri interessi. Ha cercato di svincolarsi dal ricatto con il compromesso storico, essendo il PCI più moderato sui temi della famiglia e della laicità, ma il progetto è naufragato.
A sconvolgere il quadro è stato il crollo dei paesi comunisti, seguito a ruota da Tangentopoli. Ora al centro ci sono la Margherita, l'Udeur e l'UDC. Ma questo è accaduto non per il sistema elettorale, che è cambiato varie volte, ma perché è nata la destra populista, che prima non c'era: Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale. Questo è il fenomeno nuovo della Seconda Repubblica. La soluzione non passa quindi attraverso una legge elettorale. Che il sistema sia proporzionale o maggioritario conta relativamente, a mio avviso. Sarà sempre il centro a dettare le regole.
Fra tanti possibili scenari negativi, ne individuo tre positivi per i laici.
Scenario numero uno: si crea un partito laico al centro, agglomerando socialisti, radicali, laici, liberali e repubblicani, un partito capace di raggiungere una percentuale anche di poco superiore al centro cattolico, in modo da risultare più appetibile come alleato per destra e sinistra. Questa era l'idea della Rosa nel Pugno. L'idea sembra in crisi, ma non si può escludere un colpo di coda. Inoltre, la Costituente socialista potrebbe essere aperta anche ai Radicali. In tal caso, il PSI che nascerà in autunno potrebbe diventare la nuova RNP.
Una seconda possibilità, piuttosto plausibile vista l'evoluzione in atto, è che tutti i laici si ritrovino infine a sinistra. La Chiesa sembra infatti sempre più schierata a con il centrodestra e il centrodestra sempre più ligio alle indicazioni delle gerarchie vaticane. In questo caso, la situazione per i laici può cambiare solo se la sinistra prenderà talmente tanti voti e parlamentari da fare a meno dei teodem e di Mastella e Rutelli. Del resto, a difendere la laicità dello Stato, negli altri paesi europei sono soprattutto i partiti socialisti e laburisti. Ma tutto dipenderà anche da come evolve il progetto del Partito Democratico, che - come dice Boselli - per ora sembra un compromesso storico in formato bonsai.
Il terzo scenario è un puro esercizio di fantapolitica. Prima o poi Berlusconi esce di scena e Forza Italia si sfalda. Il Partito Democratico fallisce e si disgrega proprio perché non riesce a prendere posizione sui temi della laicità e delle biotecnologie, che diventano sempre più pressanti. C'è un grosso rimescolamento del quadro politico. Si formano tre blocchi. Uno a sinistra, laico e socialista. Uno al centro, cattolico. Uno a destra, populista. I cattolici si mettono al centro proprio per avere la garanzia si essere sempre al governo. Ma se ci pensiamo bene, questo accade per una sorta di inerzia degli schieramenti, di riflesso condizionato. Le posizioni di Volonté o della Binetti non sono meno estremiste delle posizioni di Diliberto a sinistra o di Fini a destra. Considerando che comunque ci deve essere un compromesso ed una limitazione dei propri programmi, in qualsiasi coalizione, non si capisce perché la destra non potrebbe allearsi con la sinistra e fare fuori il centro. Anche considerando che gli operai votano a sinistra e a destra, ma non al centro. E dunque c'è una certa omogeneità di elettorato e di interessi materiali. Insomma, potrebbe anche accadere qualcosa di inedito. Un compromesso storico dei laici, per mettere fine al ricatto del centro cattolico. Ma, lo ripeto, per ora questa è fantapolitica.

Cosa possono fare i "laici" per ovviare a questa situazione e per combattere in modo più efficace per i diritti civili e le libertà individuali? In questi anni si sta sbagliando qualcosa nel condurre queste lotte o è principalmente colpa della maggioranza dei partiti e sindacati di area laica che non sono più disposti a mettersi in gioco su questi temi?

A me pare che la situazione, pur difficile, stia migliorando.
Per una decina d'anni, dopo Tangentopoli, non si è mai levata una voce critica contro l'invadenza della Chiesa, a parte qualche sparata di Bossi e qualche protesta dei soliti radicali. Poi, in occasione dei referendum sulla procreazione, si è levata la voce di Boselli e dei socialisti. È stata una novità assoluta nel panorama politico. In seguito, si sono aggiunti i comunisti, che prima guardavano con simpatia alla dottrina sociale di Woityla, e ora sono sempre più critici. Basta sfogliare il Manifesto o Liberazione per capire che è cambiato qualcosa. Si aggiunga che anche la Sinistra Democratica di Mussi e Angius ha innalzato il vessillo della laicità dello Stato, prendendo le distanze da Fassino e Rutelli. Perciò, qualcosa si muove. Certo, la laicità dovrebbe essere difesa da tutti, cattolici inclusi.
La presenza militante di noi laicisti nel panorama politico è un'anomalia, ma solo perché in un Paese normale il laicismo è una condizione prepolitica, come l'onestà, il senso dello Stato, l'amor di Patria. Invece da noi, anche questi temi diventano parte di programmi politici o speculazioni elettorali, perché diversi partiti ne sono carenti. Questa è un'anomalia tutta italiana.

Passando ad altro argomento: a livello globale gli scontri a matrice religiosa (o che mediaticamente passano per tali) sono in aumento, i fondamentalismi anche e pure nella chiesa cattolica tira aria di "restaurazione". E' possibile sperare in un cambiamento della situazione nei prossimi anni?

Credo di sì. E proprio grazie al transumanesimo.
E' in atto una rivoluzione tecnologica diversa rispetto a quelle precedenti. Per la prima volta l'uomo non modifica solo la natura, ma anche sé stesso. Preciso che io intendo il transumanesimo come qualcosa di molto più ampio rispetto al movimento transumanista. Noi siamo soltanto gli araldi della rivoluzione, quelli che ne portano i vessilli. Ma il processo si sviluppa in gran parte spontaneamente. Il transumanesimo è un fiume in piena che cresce grazie all'affluenza di mille idee e comportamenti quotidiani, nelle università, nei laboratori, nelle aziende, negli ospedali, nelle case dei cittadini.
Io credo che il transumanesimo rappresenti la fase finale e decisiva del processo di secolarizzazione. Questo processo non può che erodere le basi psicologiche delle religioni. Le Chiese e i culti religiosi ora si fanno sentire di più, perché stanno cedendo inesorabilmente sotto i colpi della secolarizzazione. Come si suol dire, una candela fa più luce quando sta per spegnersi. Checché ne dicano i teologi, che cercano di tracciare una differenza tra il monoteismo e l'animismo, il mondo religioso è un mondo magico, popolato da forze benefiche e malefiche, demoni, streghe, miracoli, interventi divini, preghiere, provvidenze e predestinazioni. Jacques Monod ha ragione in questo rispetto. Il cristianesimo prende ufficialmente le distanze dalla magia e dall'astrologia, ma a ben vedere per diventare santi si deve fare un miracolo, ovvero violare le leggi di natura. È c'è una speciale commissione incaricata per vagliare i miracoli. Lourdes, Padre Pio, le madonne che piangono, i santini, il sangue di San Gennaro, i carismatici, gli esorcisti e via dicendo sono elementi fondamentali del radicamento popolare del cristianesimo. La gente crede, nella misura in cui è superstiziosa. Ora, la massa dei superstiziosi si avvicina alla religione, a Dio, ai santi e ai santoni quando ha bisogno di qualcosa, quando è in difficoltà, quando ha un malato in famiglia, una grave perdita, un problema finanziario, una grande paura, un nemico, una crisi famigliare.
Ebbene, l'errore che hanno fatto finora i laicisti è stato quello di opporre argomenti razionali a questi comportamenti istintivi, oppure appellarsi alla politica per risolvere la situazione. Ma io sono convinto che i crocefissi non vengono tolti, dai magistrati o dai politici, non tanto perché non ci si rende conto che la presenza dei simboli religiosi stride con il dettato della Costituzione e delle leggi, ma perché gli stessi magistrati e politici sono superstiziosi. Si teme che rimuovere i feticci possa causare delle conseguenze magiche negative. Quindi, l'errore sta nel voler fare interagire due dimensioni che non possono toccarsi, quella della ragione e quella delle paure ancestrali, degli istinti. E arrivo al punto. Ora diventa sempre più evidente che la vera magia è la tecnologia. Pensiamoci un attimo. Un oggettino minuscolo che ci portiamo in tasca ci permette di parlare con qualcuno che sta dall'altra parte del globo. Ma questa è magia! Quel signore polacco che è stato in coma 19 anni e si è svegliato in un mondo completamente cambiato, è rimasto stupito soprattutto da computer e cellulari. Ma ora arriva anche la magia che cambia il corpo. I santoni che menzionavo sopra fanno riacquistare la vista ai ciechi e camminare i paralitici. Avete mai visto un santone fare ricrescere un braccio amputato? Certo è un po' difficile da mettere in scena una simile guarigione. Con ciechi e paralitici è un gioco da ragazzi. Ma le nuove tecnologie, oltre a guarire ciechi e paralitici con impianti cibernetici, possono anche fare ricrescere braccia e gambe. Non solo la tecnologia arriva al livello delle guarigioni messe in scena dai guaritori, ma lo supera! In questo senso, il transumanesimo gioca sullo stesso piano magico delle religioni. Queste tecnologie, che già ci sono, devono solo diventare accessibili alle masse. Non stupisca allora il fatto che la resistenza viene soprattutto dai religiosi. Si aggiunga che la Chiesa è una potenza politica innanzitutto perché è una potenza economica. Ed è una potenza economica perché con le proprie associazioni e i propri istituti sostituisce uno Stato inetto nell'assistenza e nella consolazione dei malati e degli invalidi. E lo Stato è inetto perché così lo vogliono i politici cattolici che governano. Insomma il cerchio si chiude. Ora, è inutile appellarsi ai politici o ai magistrati. Bisogna rompere il circolo vizioso in altro modo. È la scienza il grimaldello. Il transumanesimo colpisce le organizzazioni religiose nei loro interessi economici. Fa nascere bambini sani e guarisce gli infermi. Non si limita a consolare ed assistere gli sfortunati. Li guarisce definitivamente, emancipandoli. Ma, così, la Chiesa con tutte le sue ramificazioni perde i soldi delle famiglie sfortunate e dello Stato. Inoltre, non è un caso che le chiese siano frequentate soprattutto da anziani. Le persone si avvicinano alla Chiesa quando invecchiano, credendo di avvicinarsi a Dio. E' di nuovo la paura che li spinge. Il transumanesimo, contrastando anche l'invecchiamento, tiene la gente lontana dalle chiese e dalle parrocchie e più vicina ai luoghi di svago e divertimento.
Preciso che i filosofi e gli scienziati transumanisti non fanno tutto questo per contrastare le religioni, ma perché credono sinceramente nel valore della vita, della salute, della gioia, del piacere. Il conflitto nasce nel momento in cui sono le religioni che si allontanano da questi valori. De facto gli scopi dei transumanisti e dei cattolici integralisti sono divergenti. Non è dunque difficile capire perché il Vaticano ci consideri il pericolo numero uno.
E, per le stesse ragioni, sono convinto che nel petto di ogni buon laicista batte un cuore transumanista.

Da: Resistenza laica - 20 giugno 2007

 

 

 

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