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I Transumanisti e la responsabilità

Ricevo e volentieri pubblico un contributo di un illustre esponente dei Transumanisti italiani sul tema della tecnologia. Nell'ottica di non appiattirsi su una sola ideologia io sono molto interessata ed incuriosita a questo movimento ed a quello che propone... Ne parleremo ancora.

Inyqua Blog - 9 maggio 2007

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Tecnologia? Sviluppo? Progresso? A sinistra, sembrano passati millenni da quando Lenin predicava che il comunismo era uguale a "Soviet più elettricità", o Mao parlava di Grande Balzo in Avanti. La sinistra europea, tanto più quanto più intellettuale, tanto più quanto più estrema, ormai non conosce altro che il Verbo della decrescita, dell'"ecologia del profondo", della maledizione radicale del prometeismo umano. Certo, come in politica internazionale, anche su questo piano la sinistra italiana alla fine italianamente "abbozza". Ma sono evidenti le sue vere preferenze ideologiche, ed i suoi sensi di colpa nel scendere a compromessi con quanto resta comunque necessario per mandare avanti alla meno peggio la baracca. Il "progresso" resta naturalmente scritto su tutte le bandiere e in tutti i programmi, ma non si manca mai di sottolineare che ciò che viene inteso è progresso morale, progresso civile, progresso nella distribuzione (egualitaria) delle risorse, che - per carità - vanno risparmiate se non ridotte, in vista del ritorno a modi di vita più "semplici" ed "umani". Persino la medicina di punta viene guardata con sospetto, in particolare per le sue valenze faustiane ed i suoi costi, mentre qualche lancia viene spezzata in favore di un'assistenza sanitaria "sostenibile" che rinunci a sogni longevisti o a terapie mirabolanti per concentrarsi sulla gestione alla meno peggio della routine medico-farmaceutico-ospedaliera.

In tale contesto, risalta tanto più la simmetrica incapacità delle varie anime della destra culturale e politica del nostro paese di sfuggire alle sirene neo-luddite e sviluppare un rapporto diverso con la tecnoscienza. Il precedente governo, a parte la retorica sulle grandi opere, non si è certo contraddistinto per l'aggressività della sua politica industriale o per un'eccezionale spinta alla ricerca. Buona parte delle correnti di Alleanza Nazionale non fanno che richiamarsi al futurismo, ma poi il ministro dell'agricoltura espresso dal partito risulta in prima fila in vista non di una autonomia nazionale od europea in materia di OGM, ma del rifiuto a priori della tecnologia stessa. Il liberismo di Forza Italia si manifesta con l'idea che riducendo oneri e lacciuoli gli italiani possano tirare avanti vendendosi l'un l'altro cose prodotte altrove, ma promuove pochi passi significativi volti a creare un contesto strutturale, educativo, fiscale e finanziario accogliente per investimenti in tecnologie di punta. La retorica patriottarda si spreca, ma l'indipendenza energetica e la scelta nucleare che questa comporterebbe non sono apparentemente nell'agenda di nessuno. In compenso, ci si affanna ad approvare (e poi a difendere) leggi tartufesche sulla procreazione assista, la cui vera portata non è solo quella di creare inutile turismo procreativo per la piccola minoranza coinvolta, ma vietare radicalmente per il futuro qualsiasi ricerca inerente alla modifica, terapeutica o migliorativa, del genoma umano.

Il nocciolo di tali contraddizioni, è, non neghiamocelo, l'ipoteca confessionale che se allunga i suoi tentacoli sino a settori significativi del centro-sinistra, sul centro-destra grava come un macigno, e tende ad obliterare qualsiasi componente o tradizione concorrente, sia essa laico-razionalista, liberale, nazionalista, etno-regionalista, gollista, o che altro. Quanto in tali componenti militerebbe a favore della tecnoscienza, dalla libertà di ricerca al culto dell'autonomia individuale e dell'iniziativa privata, dalle preoccupazioni per la potenza ed il prestigio nazionali alle preoccupazioni demografiche, dallo spirito "illuministico" alla religione del dinamismo alla tradizione industriale della parte più avanzata della penisola, tutto ciò viene cancellato, posto in sordina, annichilito dal progressivo dispiegarsi di una mentalità neo-medievale secondo cui sarebbe ora di dire "basta" a tutto ciò che - secondo quanto viene descritto nel libro Biopolitica [ + ] - viene percepito come una minaccia per il nostro quadro di vita; andrebbero così saggiamente abbandonati i "sogni folli" della modernità per non ritenere di quest'ultima che l'aspetto spettacolare e rassicurante dei gadget importati dall'estremo oriente, o dei film di una fantascienza che non sarebbe mai destinata a realizzarsi, o della trasmissione delle messe papali in mondovisione. Se non bastasse al riguardo citare la pervasiva ed egemone onnipresenza cattolica in tutto ciò che ha a che fare con la "bioetica", in qualsiasi sua declinazione, si pensi soltanto all'ampia copertura data alle recenti iniziative ecclesiastiche volte al saltare sul carro della strumentalizzazione della tematica del global warming in funzione neoluddita: "siamo solo ospiti ed amministratori della Creazione"...

Deve perciò essere salutato con piacere e con sorpresa l'attenzione che anche alcune testate dell'attuale opposizione o ad essa vicine, come La Padania, Il Secolo d'Italia, Il Federalismo, Il Giornale, così come alcuni blog o forum d'area, hanno riservato alle idee "transumaniste", ovvero di quel movimento intellettuale - oggi rappresentato nel nostro paese tra l'altro dall'Associazione Italiana Transumanisti [ + ] - che promuove al contrario l'assunzione da parte dell'uomo e delle comunità in cui esso è organizzato delle responsabilità che nascono dai nuovi poteri che la tecnoscienza ci affida, riguardo al nostro ambiente ed ai noi stessi. Non solo. Che promuove lo sviluppo e l'integrazione culturale di tali poteri, e delle conoscenze che stanno alla loro base, contro ogni aspirazione immobilista o nostalgia regressiva.

Forse in effetti è giunto il momento che chi non appartiene all'area strettamente cattolica del centro-destra, e non si riconosce nel malthusianesimo neo-primitivista che oggi imperversa attraverso gli schieramenti politici, faccia sentire al riguardo la sua voce e sulle questioni cruciali della nostra epoca dia fiato alle sue idee, se ne ha, invece di "accucciarsi" dietro una presunta convenienza politica a breve termine. A meno che non desideri che quanto di tali idee resti ancora moneta corrente non finisca per essere rappresentato unicamente da (flebili) echi nello schieramento avversario.

Da: Inyqua Blog - 9 maggio 2007

 

 

 

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