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Commento

Questo articolo merita un commento perché rappresenta un'antologia di argomenti esemplari. Vediamone qualcuno:

1. Il transumanismo come «edonismo scientifico»: non è chiaro quali sarebbero i vantaggi del misticismo o del fatalismo masochista, specie dopo aver criticato il New Age tre righe sopra, ma se la salute, la forza e la bellezza fossero monopolio dell'edonismo scientifico, Sparta sarebbe da considerare un modello di società edonista... In realtà, il transumanismo può benissimo essere edonista come non esserlo: dipende dalle definizioni del termine e dall'orientamento del singolo transumanista, nonché dalla natura dell'alternativa. Per esempio, non è sempre facile giusticare progetti faustiani i cui costi potrebbero essere investiti nello scavo di pozzi nel Sael, da un punto di vista utilitarista o edonista, eppure questo normalmente non impedisce al transumanista di appoggiarli.

2. Il legame tra transumanismo e «fiducia nel progresso, scientismo e razionalismo, che sfociano in un'adulazione acritica del futuro tecnologico», e contemporaneamente con «coloriture spirituali tipiche di alcune religioni ed incompatibili con la democrazia liberale». Qui l'autore direi che deve decidersi, o è un materialista liberale che ci accusa di spiritualismo o è uno spiritualista anti-scientista che ci accusa di materialismo... Bel colpo citare Fukuyama a carico. Al Secolo sono diventati anche paladini della fine della storia e delle sovranità nazionali?

3. La «fuga dal reale», il «rifiuto del corpo», le «previsioni strampalate» (e messianiche), etc. Questa è una delle critiche anti-transumaniste più trendy, perché suona di sinistra e postmoderna ed a-confessionale. Ora, non è che il transumanismo sia per definizione immune da queste tentazioni, ma direi veramente che si tratta di un esempio plateale di pagliuzza nell'occhio del fratello quando la trave è nel tuo. Forse che il rischio di venature dualiste in concetti come il mind uploading e la singolarità sono paragonabili al Giudizio Universale, all'Anima, alla Tradizione eterna e metafisica, alla Natura del «valore estetico di questo mondo così com'è» (che ad esempio la costruzione del Partenone sull'Acropoli ha secondo l'autore evidentemente sfigurato) ecc. ?

4. Per le stesse ragioni, ridicolo il richiamo nietzschano alla «fedeltà alla terra» ed all'«ultimo uomo». Resta interessante la convergenza parallela degli pseudo-nietzschani anti-transumanisti con i transumanisti anti-nietzschani... Sarà anche possibile essere transumanisti senza essere nietzschani, ma non è davvero possibile essere nietzschani oggi senza essere transumanisti, ed ho il sospetto che chi cerca argomenti ex auctoritate da questo lato o ci è o più probabilmente ci fa.

5. Sullo sfondo le solite stupidaggini tanatofile di persone che suggeriscono demagogicamente che vi sia qualcosa di onorevole, eroico e glorioso nella morte per vecchiaia o malattia, quando invece la bella morte delle società tradizionali è sempre stata quella deliberatamente anticipata rispetto al proprio life span ed al proprio decadimento organico («coloro che muoiono giovani sono benedetti dagli dèi»), cosicché è semmai è l'allungamento di tale life span ad essere funzionale a morti meno squallide - in quanto statisticamente deliberate o connesse a rischi accettati anzichè a disfacimenti naturali - rispetto al rispetto cristiano per l'ordine naturale delle cose.

Stefano Vaj

 

 

Immortalità, un mito per scienziati virtuali

Arthur Clark ripropone in chiave scientista sulla rivista Newton le idee di una vecchia e bizzarra corrente filosofica: i transumanisti

Il Secolo d'Italia - 31 marzo 2007

Matteo Simonetti

 

Partiamo dal recente film di Daniel Aronofsky, L'albero della vita. La pellicola, tiepidamente accolta dai critici, narra le vicende di un esploratore nell'impero dei Maya, di uno scienziato contemporaneo e di una sorta di santone che vive nel 2600. I tre personaggi, tutti interpretati da Hugh Hackman, sono alle prese con il tentativo di impedire la morte della propria donna, di giungere all'immortalità violando il mistero della caducità. I tre episodi sono presentati dal regista ad intermittenza, creando qualche problema di comprensione ad uno spettatore già alle prese con temi ostici quali la vita, la morte, il tempo e la corporeità. Praticamente Aronofsky ci propone un pastrocchio, un po' New Age (con la sua spiritualità a buon mercato) e un po' barocco, sulla ricerca dell'immortalità e non proprio della trascendenza, come qualche critico cinematografico ha invece sentenziato.

L'attenzione attuale sul tema dell'immortalità è confermata anche da un'intervista apparsa sull'ultimo numero della rivista Newton, nella quale il futurologo Arthur C. Clarke si dice certo del prossimo raggiungimento dell'immortalità, almeno quella virtuale. Si tratta in pratica della perpetuazione dell'intera nostra memoria (che per i non credenti è l'equivalente dell'anima) attraverso l'uploading, cioè il prelievo dal cervello di ogni suo contenuto, la sua conservazione, o addirittura il suo riversamento in un altro cervello disponibile. Attenzione, non si tratta di un signore qualunque, o di uno scrittore di fantascienza che poco si cura del reale (Clarke ha effettivamente collaborato con Kubrick per 2001 Odissea nello spazio) ma del personaggio che ha ideato e brevettato il sistema di comunicazione satellitare, uno che insomma di anticipazioni scientifiche se ne intende.

Ora, è indubbio che il pensiero della morte sia da sempre centrale nell'insieme delle preoccupazioni umane, nodo cruciale di ogni filosofia e religione, ma dobbiamo chiederci se oggi la nuova tecnologia consente un cambiamento essenziale nella riflessione in tal senso e soprattutto quale atteggiamento culturale è alla base del culto dell'immortalità. Possiamo riflettere su questi temi solo prendendo in esame la corrente di pensiero che più di ogni altra punta sul prolungamento della vita e sul raggiungimento dell'immortalità: il transumanismo.

I transumanisti sono presenti in circa cento nazioni e hanno rappresentanti ai più alti gradi del mondo accademico, soprattutto anglosassone. Max More (sarebbe uno strano cognome in Italia per un cultore della vita eterna!), una delle figure di riferimento, sostiene che «la morte è un'imposizione sulla razza non più tollerabile». I transumanisti credono che l'uomo ormai sia inadeguato e promuovono un progetto articolato per una postumanità. Sostengono la clonazione e la crioconservazione umana, la manipolazione genetica degli embrioni per avere figli sani, belli e capaci, la scelta del loro sesso e il loro commercio, la libertà di sperimentare sull'uomo ogni sorta di ritrovato genetico e robotico per arginare la malattia, la vecchiaia, l'inefficienza, al di là di ogni controllo etico. Vogliono una sorta di edonismo scientifico, insomma.

E' chiaro come il transumanismo sia legato all'illuminismo e alla fiducia nel progresso, allo scientismo e al razionalismo, che sfociano in un'adulazione acritica del futuro tecnologico. Il trans-uomo dovrebbe aprire una fase post-darwiniana ed controllare direttamente ogni variabile evolutiva, eliminando il caso, l'ingiustizia e il male dal mondo. A questa missione di miglioramento viene poi data una coloritura spirituale, tipica sia del marxismo che di alcune religioni. Non a caso Francis Fukuyama ha sostenuto che la visione transumanista del mondo non è compatibile con la democrazia liberale.

I transumanisti sostengono che il prolungamento radicale della vita verrà realizzato grazie a tre rivoluzioni (appunto): genetica, nanotecnologica e robotica, dopo le quali l'uomo diventerà una specie di uomo bionico di televisiva memoria, mezzo ciccia e mezzo macchina, che si autoringiovanisce e si autocura. Un Uomo 2.0, come dice il loro guru, Ray Kurzweil.

Oltre che a previsioni magari strampalate, perché non tengono conto di molteplici variabili, ambientali, geopolitiche, ecc., siamo di fronte alla solita non accettazione del reale, alla solita fuga nel virtuale, alla solita incapacità di godere delle differenze che la natura ci regala, alla solita colpevole inconsapevolezza del valore estetico di questo mondo così com'è, al solito rifiuto del presente e del passato, segno certo di una decadenza che si esprime soprattutto nell'indebolimento del coraggio.

Molti hanno collegato il transuomo al superuomo nietzschano. Niente di più errato, perché Nietzsche predica la fedeltà alla terra e l'accettazione di sé, perché la morale del superuomo è quella aristocratica che disprezza il plebeo tirare a campare, ed è invece quella della bella morte e dell'onore. L'eternità di questo mezzo uomo, invece, sembra tanto il prolungamento di un nulla, nulla che in realtà deriva proprio dalla sostituzione dell'umano con la la tecnica. Cento volte meglio la morte che la vita in un mondo sovrappopolato di pecore umane, senza boschi né mari, né deserti.

Siamo alla costante di questa tarda modernità: la sopravvalutazione dell'esistenza rispetto all'essenza. Ricordiamoci che la prima è solo il presupposto della seconda, senza la quale la persona rimane indistinta da una felce o da un verme. L'esistenza è passività informe, materia da plasmare, l'essenza può spingersi fino alle vette dell'opera d'arte, del sacrificio, dell'eroismo, dove gli uomini mettono in gioco la stessa propria sopravvivenza (non la vita!), subordinandola ad un'idea superiore.

Da: Il Secolo d'Italia - 31 marzo 2007

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