Transumanisti di casa nostra
Secondo Riccardo Campa è un «movimento intellettuale e culturale che propone come possibile e desiderabile alterare la condizione umana usando ragione e tecnologia, quindi abolendo l'invecchiamento e aumentando le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana»
Avvenire - 3 novembre 2005
Andrea Galli
In fondo è il loro momento. Era inevitabile che la discussione accesasi a livello internazionale sull'impatto etico e antropologico delle biotecnologie - alimentata anche da filosofi come Peter Sloterdijks - li vedesse alla ribalta. E che la chiamata in causa da parte di nomi di prestigio, come il politologo americano Francis Fukuyama, regalasse loro l'attenzione della stampa, dopo anni di attivismo più o meno underground. Si tratta dei «transumanisti», esponenti di quella galassia che riunisce futuristi, alfieri della tecnoscienza e «tecnologisti» attorno ad alcuni assi fondamentali di lavoro.
Secondo gli esponenti italiani di questa realtà - un gruppo guidato dal mantovano Riccardo Campa, docente di Sociologia della scienza e della tecnologia a Cracovia - il loro è un «movimento intellettuale e culturale che propone come possibile e desiderabile alterare la condizione umana usando ragione e tecnologia, quindi abolendo l'invecchiamento e aumentando le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana».
I transumanisti «ritengono che con l'accelerazione del progresso tecnologico e dell'esplorazione scientifica siamo ormai in procinto di iniziare una nuova fase nella storia dell'umanità. Nel prossimo futuro dovremo confrontarci con l'intelligenza artificiale».
Non solo: «nuovi tipi di strumenti cognitivi combineranno l'intelligenza artificiale con nuove tecnologie di interfaccia fra computer ed esseri umani. La nanotecnologia molecolare ha il potenziale di creare risorse abbondanti per tutti e di ottenere il controllo delle reazioni biochimiche che hanno luogo nel nostro corpo, permettendo di conseguenza l'eliminazione di scarsità e malattia. Grazie alla riorganizzazione dei centri neurali del piacere e/o attraverso prodotti farmacologici, potremo godere di un più vario panorama di emozioni, di sensazioni, di felicità continua e di quotidiane esperienze esilaranti». Certo, ammettono i transumanisti nostrani, «il rovescio della medaglia è che alcune delle tecnologie per oggi solo all'orizzonte potebbero causare gravissimi danni all'umanità. Persino la sopravvivenza della specie umana potrebbe essere messa in pericolo. Nonostante queste siano possibilità estreme, esse sono prese seriamente in considerazione da un numero crescente di scienziati e filosofi».
L'associazione italiana transumanisti ha ricevuto gli innesti della società materialista italiana, attiva dal 1986, e del Circolo dei Prometeici, fondato nel 1992. Ma sono riconosciuti gli influssi del superomismo nietzschiano, del marxismo trotzkista, del futurismo italiano e russo, della futurologia e della letteratura fantascientifica.
Il movimento trasnumanista internazionale ha invece trovato in questi anni due centri gravitazionali. Il primo è la World Transhumanist Association (WTA), con sede in Connecticut (Usa), fondata nel 1998 dai filosofi britannici Nick Bostrom e David Pearce, e che pubblica una rivista on-line, Journal of Evolution and Technology (l'ultimo numero è dedicato a religione e transumanesimo).
Il secondo è L'Extropy Institute, fondato nel 1987 a Los Angeles dall'inglese Max More, già creatore della prima organizzazione crionica europea - conosciuta come Mizar Limited e più tardi Alcor-Uk - impegnata neglistud sull'ibernazione e la possibilità di estendere i limiti temporali dell'esistenza. Una bella compagnia, non c'è che dire.