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Progettiamo l'immortalità: il nostro è un destino già scritto

BIOTECNOLOGIE: Il capo dei transumanisti risponde a Marcello Veneziani, che li ritiene pericolosi. Aspirare alla perfezione è un principio cristiano

Libero - 21 aprile 2005

Riccardo Campa

 

Veneziani è uno tra i più profondi intellettuali italiani. Probabilmente, perché ha nel cromosoma quattro la struttura genetica del genio. Quindi è lui stesso un umano in transizione, un mutante, forse già un oltreuomo. Purtroppo si trova in uno stato di falsa coscienza e si crede un umano come tanti. La falsa coscienza è probabilmente dovuta all’asfittica prospettiva umanistica di marca gentiliana alla quale il sistema scolastico italiano lo ha costretto. Prospettiva che gli vieta di riconoscere la scienza come uno strumento spiritualmente elevato. Gli impedisce di vedere la bellezza, persino la poetica della tecnoscienza. Perciò definisce noi transumanisti "umanoidi tecnologicamente avanzati ma spiritualmente putrefatti". Non ci offendiamo, per carità. E’ però evidente che l’antico sogno umano di scoprire i segreti del cosmo, della vita, della coscienza attraverso gli strumenti della ragione e dell’osservazione non turba il sonno umanistico del nostro.

Quanto a me, ha ragione Veneziani. Non sono finito a Cracovia chiamato da Wojtyla. Ha però torto quando dice che ai transumanisti non interessa più il sesso. Se vedesse le decine di migliaia di ragazze da copertina di Playboy che popolano questa città, capirebbe che non solo le Chiese e le sagrestie rallegrano lo spirito. Lo ammetto. Sono qui per clonarle per la gioia delle generazioni future. Un futuro a cui, tra l’altro, spero di appartenere grazie alla medicina rigenerativa.

Detto questo per sdrammatizzare, passo ora all’analisi. Mi ha colpito, in particolare, l’ostinazione con cui Veneziani ha contrapposto transumanesimo e cristianesimo. A me, il contrasto non pare così evidente. Non che voglia ora presentare i transumanisti come difensori della fede. Moltissimi sono gli atei e gli agnostici tra i nostri ranghi. Ma citando le radici del movimento, Veneziani ha dimenticato Ruggero Bacone, un frate francescano che intendeva usare la scienza per potenziare il corpo e prolungare indefinitamente la vita. Lo si considera l’inventore degli occhiali, la prima protesi tecnologica potenziante sulla strada della ciborghizzazione (Veneziani porta gli occhiali). Insomma, un cristiano transumanista. Molti altri sono arrivati al transumanesimo partendo dal millenarismo cristiano. Tipler e i tecnognostici per esempio. Ma Veneziani, in vena di semplificazioni, si è dimenticato di questa importante corrente.

E che dire poi di Cristo? Disse o non disse: "Voi dovete essere perfetti come perfetto è il vostro Padre celeste"? Questa me la possono girare come vogliono, ma non mi convinceranno mai che si parla di perfezione morale. Che donna d’altri Dio, il Padre, poteva desiderare? E che cosa poteva rubare? Qui il decalogo non c’entra. Dio, il Padre celeste, è perfetto perché onnipotente, onnisciente ed eterno. E per tendere a questa perfezione non resta che mettersi pazientemente a studiare e scoprire le regole del gioco della vita e dell’universo, anche se questa perfezione dovesse restare soltanto un ideale asintotico, irraggiungibile. Aspirare alla perfezione, come chiedeva Gesù, è forse un delirio? Forse sì, forse no. Forse Veneziani preferirebbe vedere gli uomini abbruttirsi e tornare ad una condizione di animali inconsapevoli. Se non dobbiamo tendere alla perfezione, dovremmo allora evitare di acquisire nuove conoscenze, nuove tecniche per controllare la natura, nuove medicine per vivere più a lungo. Ma tutto questo sarebbe cristiano? Si reca un’offesa a Dio cercando di imitarlo? E qui, caro Veneziani, ti giro la frittata. Chi manca di umiltà non è chi tende alla condizione superumana, un modo per avvicinarsi a Dio, ma chi si crede già il prodotto finale dell’evoluzione. Chi cerca di migliorarsi è ambizioso, è vero, ma certamente più umile di chi si crede già perfetto. Magari perché ha il gene giusto nel cromosoma quattro.

Da: Libero - 21 aprile 2005

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